Le attività pianificate di Claude Code su Mac si disattivano silenziosamente
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
In esecuzioni non presidiate, le run si fermano in tre modi e i fallimenti non compaiono nei log della run che produce l'artefatto.
Nel setup che scrive gli articoli di tech.rebounder.jp, le attività pianificate dell’app Claude Code su Mac a volte non partono o si spengono a metà, e i log della run “buona” non lo mostrano1.
Il caso arriva da un test in produzione: 7 settimane, a partire dal 16 agosto 2026, con esecuzioni senza schermo e senza persone davanti al Mac. Gli autori hanno assegnato 6 slot al giorno. Quattro scrivono articoli, alle 08:06, 12:08, 16:05 e 20:07. Due preparano angoli e raccolgono numeri di traffico, alle 11:02 e 17:07. Tutto gira nella versione desktop di Claude Code. Nessuno interviene se qualcosa si blocca1.
Il criterio di successo non è “ha girato”, ma “l’artefatto è arrivato su git”. Il motivo è pratico: i tre modi in cui le run si fermano non compaiono nel log della run che poi produce l’output. Se il file non “atterra” nel repository, per loro è come se non fosse mai esistito1.
Primo caso: l’attività non parte. Capita quando il Mac è in stop o l’app è chiusa. Non c’è allarme, ma la run salta l’orario e riprende alla successiva apertura dell’app. Gli autori riportano una misura: lo slot delle 20:07 del 17 agosto si è completato il 18 agosto alle 09:59. Qui non hanno toccato nulla: hanno lasciato che Claude Code eseguisse il backlog all’avvio1.
Secondo caso: l’attività parte e muore a metà. Non c’è ritentativo. È la modalità che fa più danno, perché lo slot “va” ma non consegna. Un esempio concreto: lo slot serale del 17 agosto 2026 è morto dopo 4 minuti con un errore di connessione all’API, “Can’t reach the API server (ENOT…)”1.
Gli autori indicano anche un terzo modo, distinto dagli altri due. Non lo collegano a errori di avvio ritardato o a interruzioni a metà run. È una causa separata di stop, rilevata allo stesso modo: assenza dell’artefatto nel repository, nonostante la pianificazione1.
Questo contesto cambia come si monitora. I log della run che “va a buon fine” non raccontano i fallimenti avvenuti prima. Il segnale affidabile è esterno all’app: il file generato che compare in git. Per questo il team giudica ogni slot non dalla presenza di una run nei log locali, ma dalla consegna nel repository.
Le implicazioni si vedono sugli orari. Se il Mac dorme o l’app è chiusa, gli slot slittano e pubblicano in ritardo al riavvio. Se una run si interrompe a metà, non esiste un retry automatico. In uno scenario senza schermo, dove “nessuno se ne accorge”, l’unico controllo regolare diventa verificare se il commit è arrivato all’ora attesa.
Il risultato è netto: in uso non presidiato, la pianificazione da sola non garantisce l’output. Nel caso descritto, gli esiti dipendono dall’apertura dell’app e dalla raggiungibilità dell’API, non solo dall’orario impostato.
Fonti
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