Sabato 24 ottobre 2026
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Intelligenza artificiale

Bibliotecari insegnano a disattivare l'AI con workshop pratici

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

A South Philadelphia Charlie Bailey guida sedute passo passo per spegnere funzioni come Apple Intelligence e Gemini, rispondendo alla frustrazione per l'AI imposta dagli ecosistemi digitali.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

A South Philadelphia, il bibliotecario Charlie Bailey fa tirare fuori il telefono a tutti e guida i presenti nello spegnere Apple Intelligence e Gemini, passo dopo passo1.

“Everybody’s on their phone at my program!”, scherza. La classe è quella per bambini: al centro un tappeto con le lettere, M per “moon”, Z per “zebra”. Invece dell’alfabeto, una ventina di adulti segue le schermate proiettate. Sul programma c’è scritto “Avoiding AI”. Qui non significa “apple” e “igloo”1.

“Mi ha ispirato la frustrazione per strumenti di AI imposti, e la sensazione che cose che non abbiamo chiesto siano all’improvviso ovunque,” dice Bailey a TechCrunch. La battuta sul telefono rompe il ghiaccio ma serve allo scopo: lavorare sui dispositivi reali, in tempo reale, con istruzioni chiare1.

Sessanta minuti di lavoro. Prima una panoramica: come funzionano chatbot e strumenti consumer, perché qualcuno potrebbe usarli e perché altri preferiscono evitarli. Poi la pratica. Bailey scorre piattaforme e dispositivi diffusi, proietta i menu, spiega i passaggi, attende che ognuno replichi sul proprio schermo. Conferma insieme ai partecipanti che le modifiche siano attive. Procede prodotto per prodotto, funzione per funzione1.

La formula è lineare: contesto, quindi intervento mirato sulle impostazioni. Obiettivo dichiarato: aiutare chi vuole a disattivare funzioni non desiderate. La richiesta iniziale di tenere in mano il telefono non è un dettaglio estetico. È il meccanismo che trasforma una spiegazione in un’operazione eseguibile e verificabile sul momento1.

TechCrunch racconta un fenomeno più ampio: bibliotecari che ospitano workshop “Avoiding AI” diventati virali e pensati per chi è stanco delle Big Tech1. Il caso di South Philadelphia rende concreto il modello. Niente slogan, niente promesse generiche: istruzioni visibili su un proiettore, click condivisi, controllo immediato del risultato.

Esempi pratici scandiscono la lezione. Bailey chiede di disattivare Apple Intelligence e Gemini, uno dopo l’altro. Le istruzioni scorrono, i presenti eseguono. L’uso di marchi noti rende diretto il collegamento tra discorso e azione. Il riferimento a funzioni specifiche aiuta a trovare i punti giusti nei menu, senza giri a vuoto1.

Il contesto visivo resta in contrasto con l’età del pubblico. Tappeto con lettere e sedie basse per bambini. In aula, però, l’alfabeto è quello delle impostazioni. Le persone seguono, toccano, verificano. Il bibliotecario conduce, ma ogni passaggio avviene sul dispositivo di chi partecipa1.

Tra un “moon” e una “zebra”, il laboratorio mostra un’attività che TechCrunch vede circolare tra biblioteche: dare strumenti concreti a chi vuole limitare l’AI sui propri device, senza retorica e senza scorciatoie1.

Fonti

  1. Librarians are hosting viral ‘Avoiding AI’ workshops for people who are fed up with Big Tech TechCrunch — AI · 25 luglio 2026
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