Cloudflare abilita Origin Range Requests su tutti i piani
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La nuova implementazione serve porzioni di file senza tuning manuale delle range request, attivabile via Cache Rule e senza contattare il supporto.
Cloudflare apre Origin Range Requests a tutti i piani e riporta due impatti misurati: p99 del time to first byte dimezzato su R2 e circa meno 6 per cento di traffico sulla tiered cache per R2 e carichi simili1.
La funzione è self-service. Si abilita con una Cache Rule, senza passare dal supporto. Non esistono parametri di dimensione del range da regolare: la piattaforma decide come soddisfare la richiesta parziale1.
Il problema da risolvere nasceva da uno scarto tra ciò che l’utente chiedeva e ciò che la rete trasferiva. Un salto a metà di un film comporta la lettura di pochi megabyte. La cache, però, poteva scaricare dall’origin blocchi fino a 128 MiB e replicarli tra data center, spesso quando lo spettatore aveva già chiuso il player. Su larga scala, questo si traduceva in banda sprecata e I/O su disco inutili lungo tutta la catena di consegna1.
Cloudflare ha riscritto la gestione in cache delle range request. Il risultato, misurato sui carichi che leggono da R2, è un p99 del time to first byte ridotto di circa la metà. Un intervento successivo ha tagliato di circa il 6 per cento il traffico della tiered cache per R2 e workload affini1.
Le range request sono richieste HTTP che chiedono solo una porzione di risorsa. Un client invia un GET con l’header Range. L’esempio riportato da Cloudflare è questo: GET /movie.mp4 HTTP/1.1 Host: example.com Range: bytes=1048576-20971511
Con un caching ingenuo, ogni salto di pochi megabyte può innescare trasferimenti molto più grandi dall’origin e tra data center. La nuova implementazione mira a evitare questo spreco senza togliere al client la possibilità di leggere solo la parte necessaria del file1.
Attivare Origin Range Requests richiede una sola azione: creare una Cache Rule che la abilita per le risorse interessate. Non serve configurare soglie o dimensioni dei blocchi, scelta che spesso porta a tentativi ed errori. Una volta attiva, la piattaforma gestisce la logica di cache per le richieste parziali secondo quanto descritto per i carichi osservati con R21.
La disponibilità su tutti i piani elimina barriere operative. Team che distribuiscono contenuti grandi, come video o archivi, possono testare l’impatto creando la regola su un percorso limitato e osservando latenza e traffico della tiered cache prima di estendere l’uso all’intero dominio1.
Fonti
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