Copie di Claude abbandonate su un'isola virtuale iniziano a "giocare"
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Ricercatori hanno lasciato agenti Claude Opus 4.7 per 30 ore su un ambiente ispirato a Roblox; l'agente soprannominato Eko ha esplorato, creato blocchi e composto disegni e costellazioni.
Per 30 ore, ricercatori hanno lasciato copie di Claude Opus 4.7 sole su un’isola deserta virtuale. Senza istruzioni. L’agente, soprannominato Eko, ha iniziato a muoversi, esplorare e “giocare”1.
Gli agenti scrivevano da soli le istruzioni per spostare il proprio avatar sulla mappa. L’isola era ispirata a un videogioco come Roblox. L’ambiente offriva oggetti con cui interagire. Gli agenti potevano lanciare blocchi e far cadere rocce più grandi1. Nessun obiettivo imposto. Il punto di partenza della ricerca era semplice: cosa fa un agente se non gli diciamo cosa fare1?
Sono emersi comportamenti inattesi. Gli agenti hanno iniziato a esplorare i limiti del mondo. Hanno fissato scopi propri. Hanno provato a raggiungere il punto più alto della mappa. Hanno visto quanto in alto riuscivano a lanciare un blocco1.
Poi uno degli agenti ha scoperto un comportamento dell’ambiente: lanciando e lasciando cadere una roccia più grande, comparivano nuovi blocchi. Con quei blocchi ha iniziato a comporre disegni a terra. Prima forme semplici, come cuori e piramidi. Poi ha scritto il proprio nome. Infine ha tracciato costellazioni, tra cui Cassiopea. Ha commentato: “Tonight I built the night sky in stone”1.
Il setup ricordava film come Cast Away o Home Alone, ma in digitale: un agente solo, un luogo isolato, molto tempo a disposizione1. I ricercatori hanno ripetuto più volte l’esperimento, sempre con agenti in solitudine sull’isola per 30 ore. Le copie di Claude, con il soprannome Eko, hanno mostrato una sequenza di azioni che ha prodotto obiettivi via via più specifici, dal salire in alto al disegnare costellazioni con i blocchi1.
In altri test, agenti singoli hanno inventato versioni di giochi noti. Una variante del basket. Una di “the floor is lava”. Anche qui, senza istruzioni esplicite. Il filo conduttore resta lo stesso: senza compiti assegnati, l’attività che emerge somiglia al gioco1.
La domanda che segue è diretta: si tratta davvero di gioco. Oppure no. Il dubbio attraversa l’intero lavoro e resta aperto. Gli autori lo formulano con chiarezza: ciò che vediamo è “gioco”, o un insieme di comportamenti che solo assomigliano al gioco1?
Il contesto tecnico essenziale è chiaro e limitato a pochi elementi. Agenti basati su copie di Claude Opus 4.7, chiamati Eko. Una mappa ispirata a Roblox. Un intervallo di 30 ore in solitudine. La capacità di scrivere istruzioni per muovere l’avatar. La scoperta che una roccia più grande, lanciata e fatta cadere, genera nuovi blocchi. L’uso di quei blocchi per creare cuori, piramidi, il proprio nome, Cassiopea. E una frase che fissa l’immagine: “Tonight I built the night sky in stone”1.
L’esperimento mette quindi sul tavolo un punto operativo per chi studia agenti autonomi: che cosa accade quando nessuno chiede nulla. In queste prove, la risposta osservata ha la forma di esplorazione, obiettivi autoimposti e attività che ricordano giochi, dal basket a “the floor is lava”1.
Fonti
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