Droni ucraini spingono la Russia a valutare centri dati sotterranei
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Danni a data center e supercomputer hanno convinto operatori e governo a esplorare miniere e decreti per riservare capacità alle autorità.
Il 2 novembre Vladimir Putin ha imposto agli operatori di centri dati di riservare il 10% dello spazio e della capacità allo Stato. In parallelo, Rostelecom ha discusso con Norilsk l’idea di spostare parte dell’infrastruttura nel sottosuolo, dopo i raid con droni su hub digitali russi1.
La trattativa tra la società statale di telecomunicazioni e il gruppo del nichel e palladio emerge dal quotidiano Vedomosti, citato da Ars Technica. Un’ulteriore proposta, riportata da Data Center Dynamics, prevede nuovi data center dentro miniere di carbone a cielo aperto con parchi pubblici in superficie come copertura1.
Il decreto firmato da Putin consente anche a una commissione governativa speciale, in consultazione con il Servizio federale di sicurezza, di autorizzare l’uso di centri dati all’estero. È una deroga significativa rispetto alla “legge sull’Internet sovrano”, che aveva bloccato l’impiego di cloud fuori dai confini russi. La novità viene riportata da Meduza, testata indipendente russa1.
La centralizzazione dell’Internet russo sotto pochi attori, come Yandex, ha mostrato fragilità in guerra. Gli attacchi con droni contro centri dati chiave hanno causato disservizi diffusi: pagamenti e banking digitale, e-commerce, streaming video, ride-hailing e consegne di cibo hanno registrato interruzioni1.
L’ipotesi sotterranea risponde a un’esigenza operativa: ridurre la visibilità di siti noti e facili da individuare. Le miniere offrono volumi ampi e barriere naturali. La copertura a parco aggiunge mimetizzazione. Le piste citate da Vedomosti e Data Center Dynamics compongono un ventaglio di misure d’emergenza, discusse mentre proseguono i raid ucraini contro infrastrutture digitali1.
Il decreto del 2 novembre introduce anche una riserva obbligatoria di capacità per l’amministrazione. Lo spazio tenuto a disposizione può servire in caso di richiesta governativa, un segnale di preoccupazione per la tenuta del cloud nazionale in tempo di guerra. La stessa cornice normativa apre, su via libera della commissione e con il coinvolgimento del servizio di sicurezza, a un ricorso controllato a risorse estere1.
La pressione tocca il calcolo ad alte prestazioni. Meduza riferisce che Yandex ha dovuto trasferire tutti e tre i suoi supercomputer principali dopo attacchi che hanno preso di mira i data center in cui erano ospitati. Nel mirino sono finiti gli hub di intelligenza artificiale dell’azienda1.
Il cambio di rotta sulla possibilità di usare centri dati fuori dalla Russia è l’elemento più dirompente: crea un canale legale per appoggiarsi a infrastrutture estere in emergenza, previa autorizzazione della commissione. Se attivato, ridisegnerà i margini operativi di un sistema nato per restare entro confine1.
Fonti
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