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Falla in OpenSSH permette accesso a account con password disabilitate

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Su sistemi Linux basati su musl, inviando una password più lunga di 256 byte si può ottenere il simbolo '*' e sbloccare account che avevano la password disabilitata.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Basta inviare una password più lunga di 256 byte per ottenere l’accesso a account Linux con login via password disattivato su sistemi che usano la libreria C musl. La vulnerabilità, battezzata informalmente sshole, è stata descritta oggi dal ricercatore Ozgun Kultekin1.

Cosa fare subito: aggiornare OpenSSH appena disponibile. Se non è possibile, disattivare l’autenticazione via password impostando PasswordAuthentication no nella configurazione del server e riavviare SSH. Controllare poi i log di autenticazione per login via password su account che non dovrebbero consentirli, segnale di possibile sfruttamento1.

Il difetto riguarda installazioni che bloccano l’accesso via password sostituendo l’hash con un asterisco nel file /etc/shadow. Per ridurre l’enumerazione degli utenti, nel 2016 OpenSSH ha introdotto un cambio: calcola comunque un hash anche quando l’account non ha un hash utilizzabile, inclusi i casi con asterisco. Su sistemi con musl, la funzione crypt() restituisce asterisco quando il calcolo fallisce, anche se la password supera il limite di 256 byte. A quel punto OpenSSH confronta due asterischi, quello ritornato dalla libreria e quello nel campo password dell’account, e apre la sessione1.

Distribuzioni citate: Alpine, OpenWrt, Buildroot, Yocto. Kultekin indica che il problema esiste dal 2016 e nasce come effetto collaterale della mitigazione per una vulnerabilità di enumerazione dell’utente tracciata come CVE-2016-6210. L’anomalia si manifesta solo con musl per via del comportamento specifico della crypt() in caso di input fuori soglia1.

Non si tratta di un bypass generale delle password. Gli account con hash valido restano protetti. Il rischio colpisce gli account configurati per rifiutare le password tramite asterisco in /etc/shadow. In questi casi, una password sopra i 256 byte innesca l’errore nella crypt() di musl e porta al confronto errato che sblocca l’accesso1.

Il vettore di attacco è banale: serve poter tentare un login SSH e inviare una stringa oltre i 256 byte come password. Non occorrono credenziali né condizioni speciali oltre alla presenza dell’asterisco nel campo password. Sono quindi esposti i sistemi basati su musl che espongono SSH in rete se includono account con login via password disattivato in quel modo1.

Per chi amministra ambienti Alpine, OpenWrt, Buildroot o Yocto, la priorità è doppia: applicare l’aggiornamento di OpenSSH e verificare i log. Eventuali accessi via password su account che dovrebbero rifiutarla suggeriscono compromissione e richiedono risposta. Kultekin invita a intervenire subito1.

Fonti

  1. OpenSSH Flaw Lets Attackers Log Into Password-Disabled Linux Accounts Slashdot
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