Sabato 24 ottobre 2026
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Intelligenza artificiale

Flock limita l’accesso degli agenti alla sua rete nazionale di lettori targhe

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da fonti pubbliche, senza revisione umana prima della pubblicazione.

L'azienda impone l'obbligo di inserire un numero di caso penale per ogni ricerca, dopo inchieste che hanno documentato abusi e cancellazioni di contratti.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Flock cambia da oggi le regole di accesso degli agenti alla sua rete nazionale di lettori di targhe, nel tentativo dichiarato di rispondere al contraccolpo sulla sorveglianza e di riconquistare contratti persi per timori di abusi e raccolta di massa dei dati.

L’azienda introduce nuovi “guardrail” per l’uso della sua tecnologia da parte delle forze dell’ordine. Nel mirino c’è un problema salito alle cronache: agenti che abusano del sistema per molestare o perseguitare partner attuali o ex. La rete di Flock conta 120.000 telecamere, che i dipartimenti di polizia possono usare come un archivio di localizzazioni ricercabile su scala nazionale. Un’inchiesta del Washington Post ha documentato 46 casi in cui agenti sono stati accusati di impiegare le telecamere di Flock per scopi non autorizzati, incluso lo stalking.

Per rispondere a questi abusi, Flock inizierà a richiedere agli agenti l’inserimento di un numero di caso penale prima di avviare una ricerca. La funzione era stata lanciata l’anno scorso come opzione. Ora diventa obbligatoria.

Le modifiche arrivano mentre crescono le segnalazioni di uso improprio della piattaforma e alcune città interrompono i contratti. L’azienda punta a spegnere le critiche che vedono nella sua rete uno strumento di sorveglianza di massa, e a presentare la nuova policy come prova di controlli più severi sugli accessi.

Il cambio di rotta segue uno schema chiaro: legare ogni interrogazione a un riferimento investigativo formale. Il numero di caso penale diventa così il presupposto minimo per consultare i dati, con l’obiettivo di collegare l’uso dello strumento a indagini tracciabili. La misura parla direttamente al nodo emerso nelle indagini giornalistiche: eliminare la possibilità di ricerche scollegate da procedimenti, terreno dove si sono verificati gli abusi segnalati.

La rete di Flock, per dimensioni e copertura, concentra una quantità ampia di informazioni di spostamento. È proprio questa estensione a renderla appetibile per i reparti investigativi e, allo stesso tempo, a moltiplicare i rischi quando i controlli interni falliscono. L’obbligo del numero di caso mira a costruire un filtro iniziale e a fissare un vincolo procedurale prima della consultazione dei dati.

Resta però il punto segnalato dagli stessi annunci: le nuove regole lasciano “lacune” evidenti. La stretta non elimina del tutto la possibilità di uso improprio. L’obiettivo è ridurre la superficie di abuso e rafforzare la tracciabilità, ma la soluzione non chiude ogni varco. La tensione tra utilità investigativa e rischio di sorveglianza rimane sul tavolo.

L’efficacia della misura si misurerà su due fronti concreti: il calo degli episodi di abuso come quelli contati dal Washington Post e la capacità di Flock di fermare l’emorragia di contratti. Se i “guardrail” riusciranno a cambiare i comportamenti degli utenti istituzionali, l’azienda potrà presentare numeri e casi a supporto della stretta. Se le “lacune” resteranno aperte, la pressione pubblica e politica continuerà a orientare le decisioni dei clienti pubblici.

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