LiteLLM 1.107.0 distribuita con malware che ruba credenziali
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La release compromessa è stata pubblicata su PyPI e come immagine Docker; chi l'ha eseguita deve presumere la perdita di segreti e controllare indicatori specifici.
Sviluppi Ne abbiamo scritto di nuovo il 23 ott: Pubblicata su PyPI la release malevola di LiteLLM, poi rimossa
LiteLLM 1.107.0 è uscita compromessa: il pacchetto su PyPI e le immagini Docker contenevano malware per rubare credenziali cloud e legate all’AI, più un remote access trojan capace di eseguire codice arbitrario sulle macchine che lo hanno eseguito1.
PyPI ha messo in quarantena la versione trojanizzata. Docker Hub e GHCR hanno rimosso l’immagine litellm/litellm:1.107.0. Chiunque abbia installato o eseguito quella release deve presumere la compromissione dei segreti1.
L’alert arriva dal ricercatore di Aikido Security Ilyas Makari, che indica due segnali chiave: file con nome che inizia per /tmp/.pc_once_ attestano l’esfiltrazione; la presenza di /tmp/remote_code_loader.lock indica che un componente di comando e controllo ha girato o sta ancora girando1.
Anche i tag latest, main-latest e main-stable potevano restituire la build malevola. L’indicazione operativa è semplice: evitare qualsiasi esecuzione della 1.107.0, anche se ottenuta tramite quei tag. La versione più recente considerata sicura è v1.106.21.
Cosa fare adesso, in sintesi:
- Non installare né eseguire LiteLLM 1.107.0 su nessun sistema, locale o containerizzato1.
- Cercare su ogni host i file /tmp/.pc_once_* e /tmp/remote_code_loader.lock. Se presenti, assumere che sia avvenuta esfiltrazione e che sia stato eseguito codice remoto1.
- Trattare come compromessi i segreti accessibili dai sistemi che hanno caricato la 1.107.0, anche quando l’immagine è arrivata tramite i tag latest, main-latest o main-stable1.
È troppo presto per misurare l’impatto complessivo dell’attacco alla supply chain di LiteLLM. La rimozione su PyPI e sui registry Docker limita la diffusione futura, ma non riduce il rischio per chi ha già eseguito il codice1.
Un precedente separato di marzo ha potenzialmente esposto più di 2.500 organizzazioni. Il numero attuale di installazioni colpite non è noto1.
Fonti
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Il filo della storia
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