Sabato 24 ottobre 2026
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Meta corregge una zero-day in Muse che permetteva il controllo dell’agente AI

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

La patch blocca un'impostazione non documentata che consentiva a codice locale di reindirizzare le trascrizioni verso server controllati dall'attaccante.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Meta ha rilasciato una patch per l’app Muse su macOS dopo la scoperta di una vulnerabilità zero-day che poteva consentire a un attore malintenzionato di prendere il controllo dell’agente AI. Il bug, individuato dal ricercatore Patrick Wardle, sfruttava un’impostazione non documentata di Muse per reindirizzare l’elaborazione della trascrizione dai server di Meta a un endpoint sotto il controllo dell’attaccante, con conseguente accesso all’account Muse della vittima1.

Secondo quanto riportato, l’exploit richiedeva che l’attaccante potesse eseguire codice in locale. In quel contesto, l’impostazione non documentata risultava modificabile e permetteva il cambio di destinazione della trascrizione. Ars Technica, citata da The Verge, ha descritto come il reindirizzamento aprisse la strada alla presa di controllo dell’agente e all’accesso all’account collegato1.

Diverse scelte di progettazione hanno contribuito alla falla. La dettatura di Muse avveniva nel cloud, non sul dispositivo. Inoltre, qualsiasi app poteva controllare tutte le impostazioni non documentate dell’app. La combinazione di questi fattori consentiva di deviare la lavorazione della trascrizione e di guidare il comportamento dell’agente AI senza che l’utente se ne accorgesse in molte circostanze1.

Wardle ha sviluppato attacchi di prova per misurare l’impatto pratico dell’exploit. Con questi test è riuscito a scattare foto tramite Muse e a scrivere file malevoli su disco, spesso senza che l’app mostrasse avvisi all’utente. Le prove di concetto hanno dimostrato che l’agente poteva eseguire operazioni sensibili una volta manipolato attraverso l’impostazione non documentata e il reindirizzamento della trascrizione1.

“We can manipulate the agent and leverage its privileges to do whatever we want. So instead of us having to write a very comprehensive Mac malware stealer, we can just leverage the AI assistant itself,” ha detto Wardle, spiegando come l’agente, una volta dirottato, potesse diventare lo strumento stesso dell’attacco1. La descrizione sottolinea che l’accesso all’agente e alle sue integrazioni consente di compiere azioni che un malware tradizionale dovrebbe implementare direttamente1.

Meta ha distribuito l’aggiornamento che corregge la vulnerabilità in Muse per macOS. L’azienda ha risolto il problema dopo la segnalazione, bloccando l’exploit dimostrato dal ricercatore. The Verge riporta che la patch segue la scoperta della zero-day e interviene a tutela degli utenti dell’app1.

Il caso evidenzia come le impostazioni non documentate e la dipendenza dal cloud per la dettatura possano creare canali di attacco sfruttabili da codice locale. In molti dei test, Muse non ha avvisato l’utente, elemento che ha reso più semplice l’esecuzione delle azioni dimostrate nelle prove di concetto1. “They should be thinking about security from the very start, and they are just not,” recita una critica citata nell’articolo, che richiama l’attenzione sulle conseguenze delle decisioni di progettazione nel comportamento di un assistente AI desktop1.

Fonti

  1. Meta patches Muse exploit that let attackers control the AI agent The Verge — AI · 22 settembre 2026
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