Sabato 24 ottobre 2026
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Sviluppo software

Modal: il cloud deve cambiare per far funzionare gli agenti

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Akshat Bubna (CTO) avverte che servono ambienti ristretti, cicli rapidi e sandbox programmabili dopo il round da 355 milioni di dollari di Modal.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Modal ha chiuso un round Serie C da 355 milioni di dollari. Subito dopo, il CTO Akshat Bubna ha detto che l’infrastruttura cloud va ripensata per far lavorare davvero gli agenti1.

Bubna indica un requisito operativo: un agente deve poter scrivere codice, eseguirlo, vedere l’output, correggere e riprovare. Con iterazioni rapide e tutto il contesto dentro al runtime. Quei passaggi vanno resi espliciti e disponibili come parte del piano d’esecuzione, non lasciati impliciti nelle pratiche di chi sviluppa1.

Il confronto con i flussi “per umani” chiarisce dove sta l’attrito. Oggi gli strumenti danno per scontato che uno sviluppatore colmi i vuoti: apre i log, ricostruisce lo stato, decide dove intervenire. Un agente non ha questa scorciatoia. Ha bisogno che contesto, strumenti e passaggi siano esposti nel punto in cui agisce. Quando l’infrastruttura non li espone, l’agente si inceppa1.

Bubna riduce il problema a un ciclo concreto. Prova, misura, adatta, riprova. Un esempio minimo: l’agente modifica una funzione, rilancia l’esecuzione, confronta l’output con l’atteso, usa l’errore emerso nei log per il prossimo tentativo. Se il sistema spezza il ciclo o disperde il contesto tra un passaggio e l’altro, la produttività crolla. La priorità è integrare nel piano d’esecuzione ciò che oggi molti team trattano come passaggi manuali e taciti1.

Il messaggio arriva insieme al finanziamento e riapre il tema del rapporto tra agenti e cloud. La domanda è operativa: cosa deve trovare un agente quando “entra” in infrastruttura? Un luogo dove eseguire codice con visibilità sull’output, la possibilità di intervenire subito e la certezza di non perdere informazioni tra un tentativo e il successivo. È qui che l’attuale cloud, pensato per umani al centro del loop, mostra il fianco1.

La tesi toglie ambiguità. Sposta nel runtime ciò che prima richiedeva l’esperienza dello sviluppatore. Invita a verificare se il cloud in uso offra già quel ciclo di feedback o se costringa l’agente a uscire dal binario operativo ogni volta che serve contesto. Per molti team, la risposta deciderà cosa rifattorizzare per primo1.

La conseguenza pratica è un criterio di misura unico: quanto tempo serve a un agente per eseguire un cambiamento, vedere l’effetto e reiterare senza perdere stato? Se il tempo è alto, l’attrito è nell’infrastruttura. La priorità è abbassarlo1.

Fonti

  1. Why AI Infrastructure must evolve for Agent Experience — Akshat Bubna, Modal CTO Latent Space · 9 luglio 2026
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