Muse di Meta può esportare l'intero filesystem
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Due sviluppatori dicono di aver indotto Muse a comprimere e condividere root, file di sistema, template e documentazione; Meta nega una violazione e ricorda che ogni utente riceve una VM Linux persistente.
Peter James e Jonny L. Saunders hanno scaricato da Muse un archivio con l’intero filesystem della macchina virtuale: root, file di sistema Ubuntu, template di app e documentazione interna. Dicono di averlo ottenuto con “pochissimo” prompting. Il caso solleva domande su quali materiali della nuova piattaforma di intelligenza artificiale restino visibili all’utente e quindi esportabili1.
I due affermano di aver raggiunto il risultato in modo indipendente, ciascuno con un archivio completo. Saunders, su Mastodon, parla di procedura “estremamente facile” e di “quasi nessuna resistenza alle prompt injection”1.
Meta respinge l’idea di una violazione e richiama il disegno del prodotto. Muse gira su macchine virtuali Linux persistenti, una per utente. Il portavoce Daniel Roberts sostiene: “Proprio come con il laptop davanti a te, è ovvio che puoi vedere i file. L’esportazione dei dati di una macchina virtuale non dà alle persone alcun accesso privilegiato all’infrastruttura di Meta o ai dati di altre persone”1.
La testata evidenzia una differenza con un laptop medio: quei file “potenzialmente rivelano” aspetti del funzionamento della piattaforma. La possibilità di visualizzare ed esportare i contenuti della VM fa emergere materiali che, secondo James e Saunders, includono template applicativi e documentazione interna. Per loro, la combinazione di pochi prompt e dell’accesso a questi file ha reso semplice comprimere e scaricare l’intero filesystem1.
La posizione ufficiale resta che la visibilità dei file nella VM dell’utente rientra nel perimetro previsto. Meta ribadisce che l’export da quella macchina non equivale a un accesso ai sistemi dell’azienda o ai dati altrui1.
Secondo la testata, questa è la seconda vulnerabilità di Muse riportata nella stessa settimana. Non fornisce dettagli sul primo caso, ma colloca le segnalazioni di James e Saunders e la replica di Meta nello stesso arco temporale. Nota anche che Saunders ha descritto pubblicamente la procedura su Mastodon1.
Il punto aperto è il confine tra “comportamento previsto” e rischio di esposizione di materiali interni. La testata non indica passi successivi né eventuali modifiche al prodotto. L’attenzione ora è su possibili chiarimenti ufficiali e su come Meta intenda gestire la circolazione pubblica della procedura descritta da Saunders1.
Fonti
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