OpenAI citata in 30 nuove cause per la sparatoria a Tumbler Ridge
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Studenti, insegnanti e il preside sostengono che l'azienda ignorò segnali da ChatGPT su violenza armata e non avvisò le autorità.
Trenta nuove cause contro OpenAI e il CEO Sam Altman sono state depositate mercoledì presso un tribunale federale della California. Le denunce accusano l’azienda di aver fornito “sostanziale assistenza e incoraggiamento” al sospettato della sparatoria nella scuola di Tumbler Ridge, in Canada1.
I querelanti sono studenti, insegnanti e il preside presenti durante l’attacco. Gli atti seguono lo schema delle azioni avviate ad aprile dalle famiglie delle vittime. Al centro c’è la stessa ricostruzione: il sistema automatico di revisione di OpenAI avrebbe segnalato conversazioni del presunto autore, Jesse Van Rootselaar, con ChatGPT sulla violenza armata; il team sicurezza avrebbe raccomandato di avvisare le autorità canadesi; l’azienda non avrebbe contattato le forze dell’ordine. Da qui l’accusa di “aiding and abetting”, che lega l’omissione contestata agli esiti dei fatti1.
Le denunce chiamano in causa anche Chris Lehane, chief global affairs officer di OpenAI. Secondo gli atti, avrebbe partecipato alla decisione di non avvisare le autorità per preoccupazioni sulla “tenuta reputazionale ed economica” della società. La tesi è imputata dai ricorrenti alla gestione interna del rischio e alla risposta dell’azienda dopo la segnalazione del sistema1.
OpenAI e Altman figurano quindi tra i convenuti. Jason Kwon, chief strategy officer, ha risposto alle nuove cause, ma la fonte non riporta il contenuto della replica. Le denunce ribadiscono che l’azienda avrebbe ignorato la raccomandazione del proprio team di sicurezza nonostante la segnalazione automatica delle conversazioni del sospettato1.
Le azioni presentate questa settimana si aggiungono al primo blocco di aprile e arrivano da chi era fisicamente nella scuola. TechCrunch aveva anticipato un’ondata di nuovi atti in California, ora formalizzata davanti a un giudice federale. La cornice giuridica resta la stessa: “aiding and abetting” basata sulla presunta scelta di non intervenire dopo l’allerta interna1.
Il contenzioso mette agli atti due punti centrali: il numero delle cause e la sequenza descritta dai ricorrenti (segnalazione del sistema, raccomandazione del team sicurezza, omissione). Resta da vedere cosa emergerà dalle prossime carte, in particolare sulla dinamica del sistema di revisione automatica e sulle decisioni che, secondo gli atti, seguirono a quelle segnalazioni1.
Se il tribunale riterrà ammissibile l’impianto accusatorio, il procedimento potrebbe ruotare attorno a un tema stretto: fino a che punto i controlli interni di una piattaforma creano doveri d’azione quando intercettano segnali di rischio. Una risposta giudiziale su questo punto avrebbe effetti oltre il singolo caso, toccando le procedure di safety di chi sviluppa sistemi conversazionali1.
Fonti
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