Oracle fatturerà l'AI per singola attività, non solo per utente
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
L'azienda introdurrà ricavi basati sull'uso ogni volta che l'AI svolge lavoro dentro o fuori le applicazioni Fusion, oltre all'abbonamento per seat.
Oracle farà pagare il lavoro dell’AI dentro le sue applicazioni, oltre all’abbonamento per seat. Chris Leone, executive vice president of application development, lo ha spiegato all’investor day: più attività completate dall’AI, più ricavi, perché il sistema consuma “AI units” mentre svolge i compiti. Non serve aggiungere nuovi seat per far crescere il fatturato, basta che l’AI faccia più lavoro nei sistemi Oracle1.
Il modello è netto: ai ricavi ricorrenti per utente si aggiunge un flusso legato all’uso. La metrica citata è l’“AI unit”, che si consuma quando l’AI esegue attività nelle applicazioni Oracle. In assenza di una definizione operativa nelle dichiarazioni riportate, restano da chiarire modalità di misura e perimetro delle attività conteggiate. È un punto che incide sulla prevedibilità dei costi per i clienti1.
Leone ha collegato il tema dei ricavi all’adozione di agenti di AI nelle suite enterprise di Oracle. L’azienda ha presentato Fusion Claw, un runtime che aiuta i clienti a controllare agenti che automatizzano processi di business. Il perimetro indicato tocca ERP, finanza e supply chain management nelle applicazioni Fusion in cloud su Oracle Cloud Infrastructure. Secondo Leone, questi agenti possono automatizzare lavoro anche fuori da Fusion, con il coordinamento offerto da Fusion Claw1.
Per gli utenti delle applicazioni, il messaggio è semplice: il conto cresce con il volume di attività portate a termine dall’AI dentro i prodotti Oracle. La fatturazione segue l’uso, misurato in “AI units” al completamento dei compiti. Per Oracle, questo significa estrarre più valore dalla base installata senza dipendere dall’aumento delle licenze per utente1.
Il cambio di metrica sposta l’attenzione dalla vendita di seat alla produttività degli agenti. Se l’AI risolve più richieste, approva più transazioni o orchestra più passaggi di processo, il consumo di “AI units” aumenta e con esso i ricavi. Il principio vale anche se il numero di utenti resta fermo. È la traduzione letterale del passaggio citato da Leone all’investor day1.
Resta aperto il tema della trasparenza. Le affermazioni pubbliche citano le “AI units” e il loro consumo durante l’esecuzione dei compiti, ma non specificano come vengono quantificate o tariffate. Senza questi dettagli, è difficile per i clienti stimare l’impatto della nuova voce di spesa sull’uso reale delle applicazioni1.
Un aspetto da seguire è l’intersezione tra il pricing a consumo e l’estensione degli agenti oltre i confini di Fusion. Se Fusion Claw coordinerà automazioni dentro e fuori le suite Oracle, la misurazione delle “AI units” diventerà il punto di contatto tra innovazione e contabilità dei progetti AI dei clienti1.
Fonti
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