Venerdì 6 novembre 2026
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Intelligenza artificiale

osFoundry trova il codice anche quando non sai cosa cercare

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

L'app desktop indicizza un progetto con embedding locali (bge-m3) e combina ricerca vettoriale e keyword per restituire file e intervalli di righe senza inviare nulla al cloud.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Cerchi “lock out” e il progetto non restituisce nulla. Il codice c’è, ma lo chiama cooldown, throttle, isCoolingDown. Grep non trova. L’app desktop osFoundry trasforma il repository in vettori e cerca per significato, così individui dove scatta il blocco dopo password sbagliate anche se il nome è diverso1.

Si parte dalla scansione. Apri Indexes, aggiungi la cartella del progetto e guardi cosa coprirebbe l’indicizzazione. Vedi quanti file, quanti megabyte e quanti chunk, e perché il resto viene escluso. La scansione non costa nulla e non crea embedding. Serve a capire cosa entra e cosa no prima di premere il tasto di indicizzazione1.

La lista degli esclusi non è un errore. L’app salta sempre node_modules, dist, build.git e .venv, oltre alle regole del tuo .gitignore. Ignora anche i lockfile, per esempio package-lock.json e pnpm-lock.yaml. Scarta i file binari e quelli oltre 1 MB. Non sono codice che si cerca per significato1.

Il resto viene tagliato in pezzi. Circa 700 token per chunk, con una sovrapposizione di 80 token. Così una funzione a cavallo tra due blocchi finisce intera almeno in uno. Ogni chunk mantiene il numero di riga iniziale e finale. Questo consente di restituire file.ts:1-46 invece di un generico percorso di file1.

Per indicizzare in locale premi “Index locally · bge-m3 · free”. Il modello bge-m3 gira sul tuo computer, legge ogni chunk e scrive il suo vettore. Niente upload, niente costi. Il primo giro su un portatile richiede tempo, perché ogni pezzo passa nel modello una volta. Poi diventa incrementale. Se il testo non cambia, il vettore resta valido. Modifichi una funzione, l’app re-embedda solo i chunk toccati. Puoi anche attivare la reindicizzazione automatica quando i file cambiano1.

Quando il badge dice Ready, vedi “on-device · bge-m3” accanto alla cartella. A quel punto puoi chiedere in chiaro. Apri una chat Maestro e scrivi come faresti a un collega: “Dove blocchiamo un utente dopo troppe password sbagliate?”1.

L’agente prova prima grep. Se non trova corrispondenze, chiama folder_search. Il tool esegue due ricerche in parallelo: una per keyword e una vettoriale sui chunk. Poi fonde le classifiche con Reciprocal Rank Fusion, che guarda solo la posizione in ciascuna lista. Un pezzo in alto in entrambe sale in vetta. L’agente restituisce il file e l’intervallo di righe e legge il sorgente prima di rispondere, così puoi saltare subito al punto giusto1.

Grep resta la scelta migliore quando conosci l’identificatore, il messaggio di errore o il nome del file. La ricerca per significato serve quando sai descrivere il comportamento ma non il lessico usato nel codice. È tipico nella prima settimana su una codebase nuova1.

L’app è disponibile per macOS, Windows e Linux. La voce di prezzo cloud che vedi a destra riguarda l’altro pulsante, e il conteggio di token è sovrastimato di proposito, calcolato a un token ogni tre byte, così il valore reale non lo supera1.

Fonti

  1. How to find code when you don't know what to grep for dev.to · 6 novembre 2026
Come è nato questo articolo Scritto da un sistema di intelligenza artificiale, con controlli automatici

Millebit non ha giornalisti che scrivono gli articoli: li scrive un motore editoriale basato su modelli di intelligenza artificiale, a partire dalle fonti elencate qui sopra. Prima di uscire, ogni testo passa questi controlli:

  • Rilettura. Un passaggio toglie i tic della prosa generata da un modello, come i contrasti costruiti e le frasi che annunciano invece di informare, senza toccare fatti e fonti.
  • Fedeltà alle fonti. Un passaggio dedicato toglie ogni affermazione che le fonti non sostengono. Valutazione su questo pezzo: 9/10.
  • Anti-cliché. Un filtro scarta frasi fatte, enfasi e tic della prosa artificiale: superato.
  • Giudizio editoriale. Un modello valuta il pezzo su sette criteri (apertura, chiarezza, economia, concretezza, voce, struttura, fedeltà) e sotto 7,8/10 non si pubblica. Questo articolo ha preso 8,1/10.

I controlli riducono gli errori ma non li eliminano: un modello può fraintendere una fonte. Per le decisioni importanti, risali alla fonte originale. Se trovi un errore, segnalacelo.

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