PhotoCraft: i cloni open source di Adobe non sono pronti
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Brandon Thomas ha scritto su Hacker News che le sette app costruite con Claude Opus 5.5 richiedono ancora migliaia di ore per raggiungere la parità con Adobe.
Brandon Thomas ha scritto su Hacker News che i suoi cloni open source di sette applicazioni Adobe “non sono affatto pronti” e che non era pronto a postarli lì. Ha aggiunto che riposterà quando il progetto supererà la beta1.
Nei giorni precedenti, cinque subreddit avevano ospitato post di annuncio con un messaggio diverso: beta e “circa parità al 100% entro un mese”. La repository racconta un’altra storia e si allinea alla versione di Hacker News1.
Il progetto si chiama PhotoCraft. Thomas ha usato Claude Opus 5.5 per costruire le applicazioni in Rust, con build WebAssembly per il browser. Gli obiettivi ricalcano Photoshop, Illustrator, Premiere, Lightroom, After Effects, InDesign e Acrobat Pro. Le licenze dichiarate sono MIT e Apache1.
ROADMAP.md, aggiornata l’11 ottobre, distingue due assi: ampiezza e prontezza. L’ampiezza arriva al 76% stimato. Il calcolo nasce da conteggi espliciti: 628 su 628 voci di menu, 56 su 68 strumenti, 30 su 35 pannelli, 13 più 4 su 31 formati. La prontezza per lavoro reale resta più bassa, attorno al 45%. Per un utilizzatore “mainstream” il valore indicato è 43%. Chi si limita alle funzioni core arriva al 61%1.
I tempi seguono la stessa logica numerica. La beta dista tra 1.100 e 1.800 ore. La “parità completa” richiede tra 2.300 e 4.100 ore. Le ore sono misurate come agent wall clock hours di Opus 5.5, con un singolo agente in esecuzione sequenziale1.
Il chiarimento è arrivato insieme al post su Hacker News: “Non ero pronto a postare questo su HN… non è affatto pronto”. Thomas ha scritto che tornerà a parlarne dopo la beta1.
Il quadro operativo è asciutto: codice in Rust, build WebAssembly, sette target che riprendono ambiti e nomi delle app Adobe, licenze MIT e Apache per l’insieme del progetto. La repository conferma la linea metodica: copertura per oggetti di interfaccia e formati, più stime in ore dell’agente per scandire le tappe1.
Per chi segue PhotoCraft, contano i numeri pubblicati nella repository. Lì si trovano le metriche con cui valutare i prossimi passi: percentuali di copertura, indici di prontezza e ore previste fino alla beta e oltre1.
Fonti
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