Ricercatori prototipano virus AI che usa le GPU delle macchine infette per eseguire LLM
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da fonti pubbliche, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Un prototipo mostra che un worm può usare modelli linguistici open-weight sulle macchine compromesse per autori-plicarsi e adattare gli attacchi.
Un team di University of Toronto, Vector Institute, University of Cambridge e ServiceNow ha mostrato un worm AI che usa la GPU dell’host infetto per far girare un LLM open-weight e scegliere il prossimo bersaglio.
Il prototipo non segue mosse fisse. Genera piani d’attacco con inferenza locale e adatta la propagazione a ogni host che incontra. Import AI riassume la formula operativa: “Open-weight LLMs + a well-designed harness = a persistent, self-sufficient virus”. L’“harness” coordina il modello e lo mette al lavoro in modo mirato, sfruttando le risorse già presenti sulla macchina compromessa.
Gli autori parlano di una minaccia “fondamentalmente nuova”: agenti di intelligenza artificiale che creano strategie su misura per ogni bersaglio. Il codice si comporta in modo parassitario. Esegue l’inferenza sull’host violato e usa il risultato per scegliere il passo successivo dell’infezione.
Import AI sottolinea che “le minacce informatiche guidate da AI autosufficienti non sono più teoriche”. Il punto pratico è l’uso del calcolo locale. Invece di chiedere istruzioni a monte, il worm valuta il contesto e pianifica le mosse con il modello in esecuzione sulla macchina già compromessa.
La collaborazione tra University of Toronto, Vector Institute, University of Cambridge e ServiceNow firma la dimostrazione: un software malevolo che integra modelli generativi open-weight per guidare l’espansione dell’attacco, sostenuto dalle risorse di calcolo della vittima. Nel testo compare anche un avviso per i difensori: “Dobbiamo prepararci ad avversari generativi autonomi”.
Mancano dettagli tecnici chiave. La fonte non riporta il nome o la dimensione del modello, né cita un paper o un report pubblico con specifiche e misure di performance. Restano però chiari l’architettura concettuale e l’esito della prova: un worm che sfrutta la GPU dell’host per pianificare l’attacco con un LLM open-weight e decidere autonomamente come propagarsi.
Senza documentazione tecnica o codice, la verifica indipendente resta sospesa. Il prossimo passaggio da osservare sarà l’eventuale pubblicazione di materiale tecnico o tentativi di replica da parte della comunità.
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