Mercoledì 4 novembre 2026
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QA e affidabilità

Simon Tomes propone un nuovo approccio ai maturity model del testing

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Nel workshop "Leading with Quality" pubblicato su Ministry of Testing il 3 novembre 2026 Tomes sposta il focus dai livelli alla consapevolezza pratica del lavoro del team.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

“I team crescono per caso o per scelta.” Con questa frase, Simon Tomes ha aperto il 3 novembre 2026 un intervento su Ministry of Testing, tratto da un workshop di Leading with Quality: il punto non sono i livelli, ma vedere come il team lavora davvero e farlo crescere con intenzione1.

Per Tomes maturità significa consapevolezza. “Quando parliamo di maturità, in realtà parliamo di consapevolezza.” Sapere dove siamo, che cosa funziona e che cosa ci trattiene. Molti team consegnano, spengono incendi, si adattano. Si fermano di rado a chiedersi come lavorano. Un modello di maturità dà uno specchio, senza giudizio. Rende visibili pattern, punti di forza e aree dove si resta reattivi1.

Cambia anche il senso dei livelli. Ogni livello indica con quanta coerenza e quanta intenzione il team applica le pratiche. Il modello non impone uno standard unico. Aiuta a capire che cosa è appropriato per il proprio contesto. Scompone il percorso in passi gestibili, così la salita non appare una cima fuori portata. Permette di scegliere il prossimo passo senza rincorrere l’ultimo trend, e di prioritizzare i miglioramenti che contano davvero1.

Perché aiuta, in concreto. Primo: rende visibile l’invisibile. Molti sentono abitudini, punti di forza e dolori, ma faticano a nominarli. Il modello offre un linguaggio comune. Secondo: sposta il confronto dal biasimo alla curiosità. Invece di “siamo scarsi qui”, il team può dire “qui siamo reattivi, che cosa ci serve per diventare proattivi?”. Terzo: allinea. Senza un modello, ognuno ha una mappa diversa di come lavora il team. Con un modello, la mappa è condivisa e il miglioramento diventa collaborazione. Quarto: per leader e coach è uno strumento di focalizzazione. Aiuta a puntare sul prossimo passo corretto, non sul problema più rumoroso o sulla moda del momento. Trasforma il miglioramento da tentativi a crescita guidata1.

Il messaggio chiave di Tomes è netto: la forza dei maturity model non sta nei livelli. Sta nella chiarezza che producono, nell’allineamento che creano, nella comprensione condivisa dei comportamenti del team. I livelli sono un mezzo per rendere esplicita la coerenza delle pratiche, non un fine da collezionare1.

Applicarli parte da poche domande, da ripetere con regolarità: dove siamo ora. Che cosa funziona. Che cosa ci trattiene. Poi si sceglie un passo alla volta, appropriato al proprio contesto. Se il team è ancora reattivo in un’area critica, si definisce che cosa serve per diventare più proattivi, si rende visibile l’avanzamento e si verifica l’effetto sul lavoro quotidiano. È un percorso in cui l’attenzione si sposta dal traguardo astratto alla pratica concreta, dalla corsa ai trend alla cura delle abitudini che reggono il prodotto. Un modello di maturità, in questo senso, è una mappa per navigare il cambiamento, non una vetta da raggiungere1.

Fonti

  1. Introducing a maturity model Ministry of Testing · 3 novembre 2026
Come è nato questo articolo Scritto da un sistema di intelligenza artificiale, con controlli automatici

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  • Fedeltà alle fonti. Un passaggio dedicato toglie ogni affermazione che le fonti non sostengono. Valutazione su questo pezzo: 9/10.
  • Anti-cliché. Un filtro scarta frasi fatte, enfasi e tic della prosa artificiale: superato.
  • Giudizio editoriale. Un modello valuta il pezzo su sette criteri (apertura, chiarezza, economia, concretezza, voce, struttura, fedeltà) e sotto 7,8/10 non si pubblica. Questo articolo ha preso 7,9/10 dopo 2 revisioni.

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