Sisig.ai pubblica agent-doctrine per far consegnare codice verificato dagli agenti AI
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La raccolta open source mette ruoli, prompt e regole che obbligano gli agenti a un flusso in otto fasi e a un gate di 15 domande prima di ogni modifica.
Quindici domande al gate prima di toccare il codice, con prove nel transcript. È il cardine di agent-doctrine, la metodologia open source che Sisig.ai rilascia per far consegnare patch verificate e pronte per una pull request1.
Scrivere codice con un agente è facile. Portarlo in una PR unibile è un’altra cosa. Per un anno il team ha iterato su prompt, ruoli e skill. Quel lavoro ora diventa pubblico come agent-doctrine1.
La dottrina impone un ciclo in otto fasi, sempre uguale: scout, gate, plan, implement, review, consolidate, verify, ship1. L’agente con cui si parla fa da lead. Pianifica, delega, coordina i passaggi. Scrive codice a mano solo su istruzione esplicita1.
Il gate è la stretta principale. Prima di qualsiasi edit, il lead deve rispondere nel transcript a quindici domande tratte da TENETS.md, portando evidenze. Domande pratiche: qual è la modifica minima corretta. Qual è il blast radius. Come proverai la modifica su dati reali. Se non sa rispondere, non passa all’implementazione1.
La squadra segue ruoli distinti. Lo scout legge il codebase prima della pianificazione. L’implementer lavora uno split alla volta, nel proprio worktree. Il simplifier, in modalità rigorosa, taglia e semplifica il piano. L’adv_review cerca falle nel piano e in ogni diff1.
I passaggi di consegna sono file con uno schema fisso, documentati in HANDOFFS.md. Ogni handoff specifica cosa lascia il ruolo uscente e cosa si aspetta dal successivo. Questo consente a strumenti diversi di riprendere la stessa specifica senza riformattarla, finché rispettano lo stesso formato1.
Il loop completo tiene insieme esplorazione, controllo, scomposizione, esecuzione, verifica e consegna: lo scout esplora, il gate filtra, il plan scompone, l’implement prepara le patch, il review le mette sotto stress, il consolidate riunisce gli split, il verify testa che funzioni, lo ship consegna. La regola del gate è binaria: niente risposte con prove, niente editing1.
La dottrina punta a rendere ripetibile il lavoro degli agenti. Standardizza il linguaggio tra ruoli, fissa i punti di controllo, congela la forma degli handoff. L’agente lead orchestra il flusso, ma non elude il gate. Nessuna scorciatoia: ogni fase lascia tracce in file strutturati che un altro agente può rileggere e proseguire1.
Il rilascio mette a disposizione un insieme coerente di prompt, ruoli e pratiche. Non descrive un singolo agente magico, ma un processo: cosa chiedere, in che ordine, con quali prove, quando fermarsi. Chi adotta la dottrina accetta la disciplina del gate e dei passaggi di consegna, in cambio di patch che arrivano in PR con verifiche già integrate1.
Fonti
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