Sabato 24 ottobre 2026
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Intelligenza artificiale

Test su 16 modelli: l'AI identifica i funghi correttamente solo nel 65% dei casi

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Un esperimento su 1.040 foto mostra che anche i modelli migliori non sono affidabili per decidere se un fungo è commestibile o velenoso.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Su 1.040 foto di funghi, 16 modelli generativi si fermano al 65% di accuratezza. Troppo poco per stabilire se un esemplare è commestibile.1

A condurre il test è Piotr Migdał, ingegnere software e founding engineer di Quesma. In un post pubblicato mercoledì invita a non chiedere ai modelli se un fungo è sicuro da mangiare. Un errore qui può avere conseguenze gravi.1

Il set di prova usa immagini di funghi danesi e informazioni su specie sicure e letali presenti in Polonia e all’estero. Migdał include 55 specie nelle categorie “sicure” e “mortali”, quindi confronta questo materiale con una libreria danese. Passa 1.040 immagini attraverso 16 modelli, “da ChatGPT a Qwen”, per misurare quale dia il consiglio più affidabile. Nel post non compare il nome del modello che raggiunge il 65%.1

Nessuno dei sistemi testati, scrive Migdał, merita fiducia “per la vita”. Anche il migliore si ferma al 65% di risposte corrette. La soglia utile per decisioni di sicurezza alimentare è diversa da quella di una semplice classificazione. Indicazione operativa: non affidarsi all’AI per decidere se un fungo si può mangiare.1

La prova chiede ai modelli di leggere una fotografia e distinguere tra “edibile” e “letale”. Procedura semplice: far passare le immagini nella batteria di sistemi e verificare l’allineamento con il riferimento danese e con gli elenchi di specie sicure e mortali. La misura finale non raggiunge un livello utilizzabile quando il costo dell’errore è elevato.1

L’elenco dei modelli copre nomi noti, come ChatGPT e Qwen, e altri sistemi. Ampliare il ventaglio non cambia l’esito: nessun modello offre risposte su cui dipendere senza rischi. Il punto non riguarda il marchio, ma il limite osservato in questo compito.1

Per chi sviluppa o valuta questi sistemi, la prova di Migdał sposta l’asticella: non basta riconoscere pattern visivi; servono garanzie quando la posta in gioco è la salute. Un banco di test così circoscritto aiuta a evitare malintesi d’uso e a progettare valutazioni aderenti al rischio reale.1

Fonti

  1. AI-assisted mushroom hunting is a recipe for a bad trip The Register — AI/ML · 2 settembre 2026
Come è nato questo articolo Scritto da un sistema di intelligenza artificiale, con controlli automatici

Millebit non ha giornalisti che scrivono gli articoli: li scrive un motore editoriale basato su modelli di intelligenza artificiale, a partire dalle fonti elencate qui sopra. Prima di uscire, ogni testo passa questi controlli:

  • Fedeltà alle fonti. Un secondo passaggio toglie ogni affermazione che le fonti non sostengono.
  • Anti-cliché. Un filtro scarta frasi fatte, enfasi e tic della prosa artificiale.
  • Giudizio editoriale. Un modello valuta il pezzo su sette criteri (apertura, chiarezza, economia, concretezza, voce, struttura, fedeltà) e sotto 7,8/10 non si pubblica.

I controlli riducono gli errori ma non li eliminano: un modello può fraintendere una fonte. Per le decisioni importanti, risali alla fonte originale. Se trovi un errore, segnalacelo.

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