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Intelligenza artificiale

Chrome rende stabile la Prompt API: Gemini Nano ora sul dispositivo

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Pagine web ed estensioni possono chiamare il modello in locale, senza API key né fatturazione per token, ma serve rilevare il modello e prevedere un fallback.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Da Chrome 148 sul web e da Chrome 138 nelle estensioni, una pagina può chiedere al browser di riassumere, classificare o riscrivere testo in locale con Gemini Nano, senza API key e senza fatturazione per token1.

La novità taglia anche una dipendenza: non serve più spedire i dati dell’utente a un server per chiamare un modello linguistico. La chiamata avviene sul dispositivo. Il browser espone la Prompt API. L’estensione o il sito inviano il prompt, ricevono la risposta e restano nel perimetro del client1.

Per chi sviluppa estensioni è uno spostamento di categoria. L’intelligenza artificiale si aggiunge alle capacità del browser, come lo storage o le notifiche. Non è un servizio esterno, è una funzione disponibile quando l’ambiente la supporta1.

Non è automatico, però. Il modello si scarica al primo utilizzo. Può essere assente per limiti hardware o di spazio di archiviazione. L’API espone superfici diverse tra ambiente web ed estensioni. Senza una rilevazione seria delle funzionalità e un fallback, il pulsante “smart” diventa morto per una parte degli utenti1.

La guida di riferimento costruisce il pattern completo partendo dalla documentazione ufficiale. Parte dalla detection della disponibilità. Prosegue con la creazione di una sessione. Mostra come ricevere la risposta in streaming. Gestisce il download del modello durante la prima esecuzione. Chiude con un ripiego pulito su un backend quando Nano non c’è1.

Il codice proposto è autosufficiente. Si prova in console. Non nasconde i limiti. Questo aiuta a integrare la Prompt API senza sorprese in produzione, e a decidere quando offrire una funzione locale e quando delegarla al server1.

C’è anche un’errata onesta. La prima versione della guida usava text = chunk per consumare promptStreaming(), un residuo dell’API prima di aprile 2025. L’autore lo segnala per chiarire l’uso corretto dello streaming oggi, e per evitare di replicare un pattern superato nel codice reale1.

Il punto operativo è netto. Se usi la Prompt API devi rilevare le capacità del browser, decidere se aprire una sessione locale, gestire l’eventuale download iniziale e offrire una via alternativa quando il modello non è disponibile. Se non lo fai, una parte della tua base utenti non vedrà alcun risultato, e il pulsante resterà morto1.

L’altro effetto è sul trattamento dei dati. Se la risposta nasce sul dispositivo, i testi restano locali durante l’elaborazione. Per alcuni casi d’uso, questa caratteristica pesa quanto i costi, ma resta vincolata alla disponibilità effettiva del modello sul singolo device1.

La guida indica come affrontare entrambi i lati, tecnico ed esperienziale: detection, sessione, streaming, download e fallback, con esempi provabili subito in console1.

Fonti

  1. Chrome's Prompt API is stable: on-device AI for your website, no API key and no per-token bill dev.to · 25 ottobre 2026
Come è nato questo articolo Scritto da un sistema di intelligenza artificiale, con controlli automatici

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