Dati di Tajani sul dark web, Garante avverte giornalisti
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La Farnesina conferma la pubblicazione di informazioni personali del ministro e chiede che il tema delle minacce ibride vada al G7, mentre il Garante annuncia monitoraggio e possibili provvedimenti contro la diffusione di dati illeciti.
Farnesina conferma il ritrovamento nel dark web di informazioni personali su Antonio Tajani e sui suoi familiari. Nel comunicato del 7 novembre 2026 segnala minacce analoghe rivolte al procuratore Francesco Lo Voi, al direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli e al sindaco Paolo Tassan-Zanin1.
Le strutture di sicurezza informatica hanno individuato i dati in un’“area del dark web raggiungibile attraverso la rete Tor”. Il ministero non precisa quali informazioni siano emerse, quante siano le occorrenze, quando siano state raccolte, né come siano finite online. Non indica una violazione dei propri sistemi. La presenza di dati nel dark web, da sola, non prova un’intrusione nella rete della Farnesina1.
Tajani collega politicamente l’episodio al sostegno italiano all’Ucraina. Chiede di inserire il tema delle minacce ibride nell’agenda del G7 Esteri di Parigi del 9 e 10 novembre 2026. Nella stessa nota il ministero ricorda la riorganizzazione avviata il 1° gennaio 2026 con la nuova Direzione cyber, dedicata alla protezione dell’amministrazione dagli attacchi informatici1.
Manca un’attribuzione. Il comunicato non indica gruppi criminali, servizi di intelligence o Stati coinvolti. Per sostenere un’attribuzione servono elementi verificabili: infrastrutture usate dagli operatori, modalità di compromissione, tracce forensi, collegamenti documentati con campagne precedenti. Senza questi riscontri, l’origine tecnica dell’esposizione resta sconosciuta1.
Nello stesso giorno interviene il Garante per la protezione dei dati personali. L’Autorità avverte giornalisti, testate e piattaforme: vietata la diffusione di dati personali provenienti da attività illecite. Annuncia un monitoraggio della circolazione delle informazioni e possibili provvedimenti urgenti di limitazione o rimozione dei contenuti1.
Il diritto di cronaca non viene meno. Il quadro europeo e nazionale, incluso l’articolo 85 del GDPR, il Codice Privacy e le regole deontologiche, richiede una valutazione caso per caso. Conta l’interesse pubblico. Conta che i dati pubblicati siano necessari alla notizia. Contano le modalità di presentazione. Resta distinta la divulgazione indiscriminata di informazioni private dalla pubblicazione di fatti documentati di interesse pubblico1.
Il coinvolgimento di figure della diplomazia, della magistratura, della sicurezza informatica e dell’amministrazione locale accende l’allarme. Recapiti privati, informazioni familiari e abitudini possono alimentare molestie, impersonificazioni e pressioni. È il terreno del doxxing, l’uso di dati personali per intimidire o rendere vulnerabile una persona. Il tema è emerso anche nel dibattito su misure contro la diffusione illecita dei dati, come nel caso di Hong Kong, dove la protezione delle vittime si intreccia con i poteri delle autorità1.
La provenienza delle informazioni può seguire molte strade. Intrusioni. Fughe pregresse. Archivi pubblici aggregati in modo abusivo. Altre attività illecite. Le comunicazioni ufficiali non consentono di collegare la pubblicazione a un attore specifico e non attestano un attacco ai sistemi della Farnesina1.
Prossimo banco di prova: Parigi. La richiesta di Tajani mette il tema delle minacce ibride sul tavolo del G7 Esteri del 9 e 10 novembre. Intanto le redazioni devono calibrare scelte editoriali e trattamento dei dati, alla luce dell’avvertimento del Garante e delle regole su interesse pubblico e necessità. Una verifica in più, oggi, può evitare un provvedimento urgente domani1.
Fonti
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