Sabato 24 ottobre 2026
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Dirigente Microsoft: lo scraping per l'IA è «il più grande furto»

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Documenti non redatti nella causa del New York Times rivelano anche che dirigenti di OpenAI consideravano i loro modelli una «minaccia esistenziale» per gli editori.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Un dirigente di Microsoft ha definito in privato lo scraping usato per addestrare l’IA «the largest theft of labor in human history». La frase emerge da nuovi documenti non redatti nel caso per violazione del copyright che il New York Times ha avviato contro OpenAI e Microsoft1.

Il deposito reso pubblico attribuisce a figure apicali di OpenAI la valutazione dei propri modelli come «minaccia esistenziale» per editori e giornalisti, il cui lavoro ha alimentato l’addestramento1. Le citazioni compaiono nel materiale diffuso dal Times. Mancano però gli exhibit originali che ne fornirebbero il contesto.

Secondo l’accusa, le aziende avrebbero usato contenuti protetti in tre modi principali: aggirando i paywall senza farsi rilevare, effettuando scraping su larga scala per creare dataset di addestramento, rimuovendo intenzionalmente gli avvisi di copyright dai dati1. Questi elementi compongono l’ossatura del racconto presentato nel brief.

Il Times ha inserito le citazioni e i comportamenti contestati nel proprio memorandum legale. Gli allegati che dovrebbero documentare l’origine delle frasi e le circostanze in cui vennero pronunciate restano sotto sigillo1. Di conseguenza, la versione disponibile al pubblico riporta estratti selezionati e non include il materiale di supporto.

Il nome del dirigente Microsoft autore della frase sul «furto» non compare nella documentazione resa pubblica. Il deposito, così come disponibile, non identifica la persona né fornisce ulteriori dettagli biografici o di ruolo1. Lo stesso vale per le valutazioni attribuite alla leadership di OpenAI: il brief riferisce giudizi interni, ma non li accompagna con l’inquadramento completo degli atti sottostanti1.

Nell’insieme, il quadro si regge su due pilastri distinti. Da un lato, la descrizione delle pratiche contestate: bypass di paywall, scraping di massa, rimozione di notice di copyright. Dall’altro, le valutazioni interne riportate come prova del livello di consapevolezza e dell’impatto atteso dei modelli sui media1. Entrambi provengono dal materiale del Times, non dagli exhibit originali.

Il deposito non redatto segna un nuovo passaggio della causa. In origine, il Times aveva accusato le aziende di aver violato il diritto d’autore addestrando modelli generativi sui propri contenuti; ora aggiunge citazioni e ricostruzioni che, secondo il giornale, rafforzano l’impianto accusatorio1.

Finché gli allegati rimangono sigillati, resta impossibile verificare l’esatta cornice delle frasi, il tono, i destinatari, l’eventuale contesto tecnico o commerciale che le accompagnava1. Per un giudice, questi dettagli non sono accessori: incidono sul peso probatorio delle citazioni, sulla loro interpretazione e sulla capacità di collegarle in modo puntuale ai comportamenti contestati.

Fonti

  1. Microsoft exec called AI scraping ‘the largest theft of labor in human history,’ new unredacted filings reveal TechCrunch — AI · 17 settembre 2026
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