Sabato 24 ottobre 2026
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Intelligenza artificiale

La guida di Ethan Mollick passa dai chatbot agli agenti che lavorano per te

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da fonti pubbliche, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Simon Willison riassume su blog l'evoluzione della guida: ora conta la capacità degli agenti di eseguire ore di lavoro umano e non solo la qualità della chat.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Simon Willison segnala l’aggiornamento della guida di Ethan Mollick: il focus si sposta dalla chat ai “sistemi agentici”, capaci di svolgere “l’equivalente di molte ore di lavoro umano in un colpo solo”.

Il cambio di rotta è netto. Un anno fa la guida partiva da chat e modelli di punta (o3, Claude 4 Opus, Gemini 2.5 Pro) con Deep Research come alternativa utile. Oggi conta la capacità di pianificare ed eseguire compiti estesi senza presidio. L’elenco si organizza per ciò che i sistemi completano in autonomia, non per l’interfaccia con cui si conversa.

Un passaggio chiave riguarda “dare all’AI un computer”. Ci sono due strade. Prima strada: usare i computer forniti dal provider. Seconda strada: dare accesso al proprio computer, considerata la via più potente. Per entrambe serve scegliere la modalità corretta nelle app di ChatGPT o Claude. Qui nasce la frizione: le etichette cambiano tra prodotti e non si allineano.

Willison elenca i nomi senza forzare equivalenze. In ChatGPT compaiono Work e Codex. In Claude compaiono Cowork e Code. Le denominazioni già creano confusione e non è detto che migliorino. Per l’utente l’operazione concreta è semplice da descrivere e facile da sbagliare: installare l’app giusta, selezionare la modalità corretta, capire se si sta usando un computer del provider o il proprio. I nomi non aiutano e non mappano uno a uno tra piattaforme.

Il nuovo assetto mette anche in evidenza ciò che manca. Gemini esce dalla lista perché Google non offre ancora un’entrata consolidata nella stessa categoria che include Codex, Work e Cowork. Gemini Spark “deve ancora dimostrare il suo valore”.

La cronologia del documento serve da sintesi. “Un anno fa”: tutto ruota intorno alla chat e ai modelli. “Oggi”: priorità ai sistemi che orchestrano lavoro prolungato in un’unica esecuzione. La conseguenza pratica sta nelle scelte operative. Non si parte più dal “quale modello?”, ma dal “quale agente e con quale accesso al computer?”. La decisione determina capacità, durata e contesto d’esecuzione del compito.

Per chi deve scegliere adesso, la traccia è concreta. Primo: verificare se serve il computer del provider o il proprio. Secondo: controllare in quale app la modalità è disponibile. Terzo: badare al nome esatto, sapendo che non corrisponde tra prodotti. Questo incide subito sul flusso di lavoro più della schermata di chat o del modello citato l’anno scorso.

Un’ultima implicazione riguarda l’orientamento futuro della guida. Se i nomi continuano a divergere e le modalità a moltiplicarsi, il valore del documento sta nel fungere da mappa operativa: non un confronto di modelli, ma un indice dei punti d’ingresso per attivare, davvero, sistemi che lavorano al posto tuo.

Come è nato questo articolo Scritto da un sistema di intelligenza artificiale, con controlli automatici

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