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Intelligenza artificiale

Jill Lepore: le grandi tech si comportano come Stati

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Nell'imminente The Rise and Fall of the Artificial State la storica denuncia che aziende come Twitter e Facebook assumono funzioni politiche, mentre i leader dell'IA promettono di rendere lo Stato superfluo.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

“Town hall in your pocket” per Twitter, una “costituzione” per Claude di Anthropic: per Jill Lepore sono segnali di ambizione politica, non solo di prodotto1.

Lepore espone la tesi in The Rise and Fall of the Artificial State, libro in arrivo, e in un episodio di Equity, il podcast di TechCrunch condotto da Anthony Ha1. Il punto è secco: leader e aziende tech scambiano avanzamento tecnologico per avanzamento politico. Il linguaggio lo rivela, le pratiche lo consolidano1.

Le parole contano. Twitter, presentandosi come “assemblea cittadina in tasca”, veste di simboli civici un servizio privato. Anthropic adotta il lessico delle istituzioni per governare un modello linguistico. Non è solo marketing, osserva Lepore. È l’appropriazione di categorie di governo per descrivere prodotti e regole interne1.

Poi arrivano gli effetti. Le piattaforme prendono, poco a poco, funzioni che nelle democrazie spettano allo Stato. Twitter può dare una rappresentazione distorta dell’elettorato. Facebook può sostituire la stampa locale. In entrambi i casi, imprese private orientano la sfera pubblica senza un mandato democratico1.

Lepore lega questi esempi a una traiettoria più ampia. La retorica dell’innovazione, dice, copre la traslazione di compiti pubblici verso soggetti privati. Piattaforme e servizi, con regole proprie, entrano dove prima decidevano istituzioni e procedure pubbliche. Non si limitano a ospitare conversazioni. Definiscono cosa conta, chi parla, con quali priorità1.

Il discorso tocca l’intelligenza artificiale. Lepore contesta le promesse dei leader del settore: un futuro in cui l’IA rende il governo più efficiente, più reattivo, forse superfluo. La considera una fantasia riciclata. L’idea che la tecnologia possa rimpiazzare la politica non è nuova, non risolve i limiti delle istituzioni, ripropone vecchie promesse con nuovi strumenti1.

C’è anche una dichiarazione più esplicita. Alcuni leader affermano di voler rimpiazzare lo Stato nazionale. Non parlano solo di migliorare i servizi pubblici. Parlano di sostituirli, di ridisegnare la sovranità fuori dai canali democratici1.

Nel dialogo con Ha, Lepore definisce lo “Stato artificiale” come l’ambizione che attribuisce alle piattaforme quando adottano linguaggi, simboli e funzioni tipiche del governo. Non è una questione d’immagine. È un conflitto di competenze: chi decide, con quale legittimazione, quali regole prevalgono quando infrastrutture private assumono ruoli civici1.

Il podcast promette altri dettagli su casi e implicazioni. Lepore invita a leggere le promesse tecnologiche alla luce della storia politica, a distinguere tra progresso tecnico e riforma democratica. E a drizzare le orecchie quando un’azienda parla come un’istituzione: spesso è lì che iniziano nuove forme di potere1.

Fonti

  1. Jill Lepore on the ‘Artificial State’ and why Silicon Valley’s leaders are bad sci-fi readers TechCrunch — AI · 7 agosto 2026
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