Lima v2.3 esegue VM nativamente su Windows e porta networking reale su Linux
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La release del 6 novembre 2026 introduce il driver HCS per Windows, il helper privilegiato per networking su Linux e una nuova TUI per gestire le VM.
Lima v2.3, rilasciata il 6 novembre, avvia macchine virtuali su Windows senza QEMU e senza toolchain Unix e usa direttamente l’API Host Compute System.1
Lima è uno strumento a riga di comando per lanciare VM locali. Nato per spingere containerd su Mac, oggi copre carichi non container, host non macOS e guest non Linux. Il progetto è entrato in CNCF come Sandbox nel settembre 2022 ed è stato promosso a Incubating nell’ottobre 2025.1
Su Windows arriva il driver hcs. Usa l’Host Compute System, lo stesso livello che alimenta WSL2. Il team lo segnala come sperimentale e limita il supporto alla modalità plain. Niente mount di file e niente port forwarding dinamico, per ora.1
Prima di provarlo su Windows, va abilitata la virtualizzazione e l’utente va aggiunto al gruppo Hyper-V Administrators. Poi si può partire con: limactl start --vm-type hcs --plain --dns 8.8.8.8. Serve specificare un DNS. Può girare una sola istanza HCS alla volta, per via della sottorete HCN fissa.1
Sempre su Windows, Lima ora riconosce il client SSH integrato, interpreta correttamente i percorsi e adotta un server di mount coerente. limactl shell, limactl copy e i mount reverse-sshfs funzionano su un’installazione standard di Windows. Se QEMU è nel percorso di default, Lima lo trova senza dover toccare PATH. I guest Windows introdotti con la v2.2 ora accettano provision limitato: script system, user, data e dependency. Restano esclusi boot, yq e ansible.1
Su Linux cambia la rete. Le VM possono ottenere un “indirizzo reale”, come su macOS con socket_vmnet, raggiungibile direttamente dall’host. La novità si appoggia a lima-privileged-net, un piccolo helper con privilegi che crea un bridge per rete, assegna il gateway, avvia dnsmasq per DHCP e DNS e aggiunge NAT e forwarding per la modalità shared. Per ogni istanza crea un dispositivo tap, lo assegna all’utente e lo collega al bridge. Rimuove tutto quando l’ultima istanza esce e tocca solo interfacce con il prefisso di Lima.1
Su Linux serve un setup una tantum. Bisogna installare Lima come root e installare dnsmasq. Si generano poi le regole sudoers con limactl sudoers, si rivedono e si installano in /etc/sudoers.d/lima. Da lì si può avviare un’istanza su una rete gestita, per esempio: limactl start --network=lima:shared --vm-type=qemu.1
Su macOS arriva l’attacco diretto di dispositivi a blocchi ai guest VZ. Si possono collegare un’unità USB o un SSD esterno senza passare da una condivisione file. Servono privilegi sudo e una regola dedicata in sudoers, generata con limactl sudoers --block-device=/dev/disk4 e installata dopo verifica. La regola vincola l’uso del helper ai soli device elencati. Nel guest i device compaiono in /dev/disk/by-id/virtio-<name>, per esempio virtio-disk4. Si possono partizionare, formattare e montare. L’opzione --block-device è ripetibile per più unità.1
La v2.3 aggiunge anche una nuova interfaccia testuale per gestire le VM dal terminale, disponibile su ogni host supportato. Si installa su macOS con brew install lima e su Windows con winget install Lima.Lima. Per altri metodi, la documentazione ufficiale resta il riferimento.1
Per dettagli sui limiti e sulle configurazioni, rimandano alla documentazione dei driver HCS e del networking su Linux.1
Fonti
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