LinkedIn introduce il pulsante per segnalare post che «sembrano AI slop»
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La piattaforma aggiunge il report diretto e nuovi classificatori per limitare contenuti probabilmente generati o di bassa qualità.
Sviluppi Ne abbiamo scritto di nuovo il 21 ago: Oltre un milione di persone ha segnalato post come “AI slop” su LinkedIn
Nel menu a tre puntini dei post di LinkedIn compare una nuova voce: “Seems like AI slop”. Con un tocco si segnala un contenuto che non sembra scritto da una persona. LinkedIn affianca all’opzione nuovi classificatori per ridurre quanto di simile appare nei suggerimenti e nei contenuti da fuori rete1.
The Verge segnala di vedere il comando nell’interfaccia, accanto alle altre azioni di moderazione. L’etichetta riprende la frase “Seems like AI slop”, senza spiegazioni aggiuntive. L’effetto promesso è pratico: meno “AI slop” nel feed consigliato e meno post di bassa qualità provenienti da profili non collegati1.
Hari Srinivasan, chief product officer, sintetizza la priorità interna: “AI slop is a top priority for all of us. We really care about this”1. Oltre al pulsante, l’azienda introduce classificatori capaci di riconoscere “if a post is AI-slop or generally low-quality content”. LinkedIn indica che l’intervento “will reduce the amount of AI slop you might see in suggested content and content from outside your network”1.
Il contesto aiuta a leggere la mossa. The Verge cita il rilevatore AI Pangram: il 41% dei post longform su LinkedIn è stato segnalato come completamente generato dall’AI, secondo 404Media. Il dato riguarda i testi estesi pubblicati sulla piattaforma, non l’intero flusso1.
La logica è combinare due segnali: il feedback degli utenti attraverso la segnalazione e l’azione dei classificatori. Il primo fornisce esempi concreti. Il secondo agisce a monte, riducendo l’esposizione ai contenuti catalogati come “AI slop” o comunque di bassa qualità. L’obiettivo è incidere su ciò che compare nelle sezioni suggerite e nei post al di fuori della propria rete, dove oggi gli utenti incontrano spesso materiale che non hanno scelto di seguire1.
Il comando vive nel posto più prevedibile dell’app: lo stesso menu dove si nascondono blocco, segnalazione e salvataggio. Non introduce passaggi extra. Non chiede valutazioni tecniche. Chiede una semplice percezione: “non sembra scritto da una persona”. È una formula volutamente soggettiva che affida all’utente un giudizio rapido, trasformabile in segnale per i sistemi interni1.
Restano limiti e domande aperte. The Verge non riporta dettagli tecnici sui classificatori: non ci sono informazioni su modelli, metriche, soglie o su come il feedback delle segnalazioni pesi nei ranking. Nessuna indicazione sul trattamento dei falsi positivi o sulle ricadute per chi pubblica contenuti legittimi ma ripetitivi. L’unico impegno esplicito è la promessa di vedere meno “AI slop” nei suggerimenti e nei post esterni alla rete1.
Fonti
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