La pubblicità di Liquid Death propone di usare l'urina per raffreddare i data center
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Lo spot con Jason Kelce ricorre all'ironia, ma esperti ricordano che esistono già alternative non potabili per ridurre l'uso di acqua potabile nei data center.
«Let’s pee on computers together to save humanity!». Nello spot di Liquid Death, una folla attraversa un campo bevendo lattine brandizzate e canta in coro. Jason Kelce, ex star dei Philadelphia Eagles, guida la scena e dice: «I data center dell’IA sprecano milioni di galloni d’acqua… Per questo Liquid Death e Garage Beer si sono uniti. Vogliamo che la vostra pipì raffreddi questi data center»1.
La gag punta dritta al nodo: i data center per l’IA richiedono grandi quantità d’acqua per evitare il surriscaldamento dei server1. Lo spot non spiega come. Non elenca impianti né processi. Lancia un’immagine estrema e memorabile. Il messaggio resta: servono acqua e raffreddamento. E la pubblicità prova a incastrarli in un paradosso che fa ridere e fa parlare1.
Il ribaltamento arriva dalle reazioni del settore. «La pubblicità di Liquid Death è ironica e sopra le righe», dice Michael Obradovitch, vicepresidente Data Center Global Accounts di Ecolab. «Ma in realtà esiste già una discreta quantità di fonti idriche alternative usate, in modo analogo, per raffreddare questi data center»1. Non si tratta di un’idea lontana. È una pratica che, secondo Ecolab, esiste già.
Cosa cambia quando si usano fonti alternative? Secondo quanto riportato, il loro impiego nei data center compensa almeno in parte la domanda di acqua potabile1. È un punto chiave: ogni litro che arriva da una fonte alternativa riduce la pressione sulla rete di acqua da bere. Il principio non dice tutto. Indica però una direzione operativa concreta: separare, quando possibile, l’acqua per il raffreddamento da quella destinata al consumo umano1.
Lo spot attribuisce a Kelce una “soluzione” volutamente provocatoria. La realtà descritta dalle dichiarazioni raccolte è meno teatrale e più pratica. Nessuno propone di “fare pipì sui computer”. Si parla di “fonti idriche alternative” già usate “in modo analogo” per lo stesso scopo: togliere calore ai sistemi e ridurre l’uso di acqua potabile1. La battuta funziona come grimaldello. Spinge a guardare sotto il velo della gag. Lì si intravede una misura reale.
Il copione, in video, è semplice: una bevanda, un volto noto, un coro. La conseguenza, fuori dallo schermo, è una constatazione: il raffreddamento dei data center consuma acqua; esistono modi per farlo senza attingere solo all’acqua potabile1. Non ci sono numeri aggiuntivi. Non ci sono schemi tecnici. C’è una linea di confine netta tra l’esagerazione del marketing e la pratica industriale citata.
La prossima mossa non spetta agli slogan. Sta nelle scelte su quali fonti alternative usare e in che misura possano ridurre la domanda di acqua potabile nei siti di calcolo1.
Fonti
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