Trump rinomina l'IA "Super Intelligence" e scommette sull'autoregolamentazione
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da fonti pubbliche, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Dopo un pasto con i vertici di Big Tech, il presidente ha detto che non considera più valide le sue precedenti critiche sull'allarmismo e i dirigenti hanno firmato un impegno morale per l'auto‑regolazione delle IA di frontiera.
Sviluppi Ne abbiamo scritto di nuovo il 4 ott: Trump rinomina l'AI 'super intelligence' e ottiene un patto non vincolante
Martedì, dopo un pranzo con i vertici di Big Tech, Donald Trump ha rinominato l’intelligenza artificiale “Super Intelligence” e ha legato la sicurezza a un patto tra aziende, non a nuove regole federali.
Davanti ai giornalisti ha archiviato le vecchie accuse di “hoax” sugli allarmi per l’IA. Il nuovo nome, ha detto, segna anche un cambio di posizione. Niente “guardrail” pubblici aggiuntivi. A suo giudizio, il governo non deve irrigidire le regole perché le aziende statunitensi “stanno dominando la Cina”.
Al posto di nuove norme, Trump indica “le persone più intelligenti del mondo che si tengono d’occhio a vicenda”. La supervisione deve venire dai leader tecnologici, non dal Congresso o dalle agenzie. È la linea illustrata dopo l’incontro.
Chi sono “le persone” citate? Sundar Pichai (Google), Dario Amodei (Anthropic), Mark Zuckerberg (Meta), Greg Brockman (OpenAI), Elon Musk (xAI) e Jensen Huang (Nvidia). Questi dirigenti hanno firmato il Joint Commitment On Frontier Responsibilities: un impegno definito “moralmente vincolante” sulla sicurezza, che chiede alle loro aziende di autoregolare le tecnologie seguendo linee guida di “buon senso”. Non è una legge. È una promessa pubblica.
Il testo descritto mette l’accento sull’autoregolazione reciproca. Le aziende dovrebbero controllarsi tra loro e allineare prassi comuni. Nella descrizione non compaiono scadenze, criteri di verifica o sanzioni per chi viola l’impegno. La formula resta “moralmente vincolante”, senza meccanismi di enforcement esplicitati.
Il lessico fa parte della strategia. “Super Intelligence” sostituisce “intelligenza artificiale” nel racconto di Trump e accompagna lo spostamento dall’allarme bollato come “hoax” a un patto tra leader del settore. Il cambio di termini e di schema regolatorio va nella stessa direzione: niente nuove regole federali, vigilanza incrociata dei firmatari.
Il quadro politico si condensa in tre mosse. Primo: rinominare la tecnologia per marcare una discontinuità rispetto al passato dichiarato da Trump. Secondo: respingere ulteriori “guardrail” pubblici, collegando la scelta al vantaggio competitivo sugli avversari internazionali. Terzo: affidare la sicurezza a un impegno comune dei principali attori, privo di sanzioni descritte.
Cosa manca, in concreto? Nessuna data di attuazione. Nessun obbligo operativo. Nessuna sanzione per gli inadempienti nel testo richiamato.
Resta da vedere come i firmatari tradurranno l’impegno nella pratica. Per ora il perimetro è chiaro: autoregolazione al posto di regolazione federale; il resto — tempi, verifiche, sanzioni — non è nel testo diffuso.
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