Willison esegue in browser il renderer terminale Mermaid del Grok CLI
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Un componente trovato in xai-grok-markdown/src/mermaid.rs è stato portato in WebAssembly usando Claude Code for web (Fable 5).
Simon Willison ha preso il renderer per diagrammi Mermaid dal file xai-grok-markdown/src/mermaid.rs del Grok CLI e lo ha fatto girare nel browser via WebAssembly, mostrando prompt e risultato in un post del 16 luglio 20261.
Willison parte da un punto preciso del codice. Esplora il repository del Grok CLI, che definisce “recentemente open-sourced”. Trova il file Rust xai-grok-markdown/src/mermaid.rs. Lì legge la descrizione “self-contained terminal renderer for Mermaid diagrams”. Usa proprio quella formula per impostare l’esperimento: portare quel componente in WebAssembly e verificarne il comportamento in pagina1.
La dimostrazione è essenziale. Willison scrive: “Here’s the prompt I ran in Claude Code for web (Fable 5), and this is what the resulting tool looks like”. Subito sotto mette i due elementi affiancati. A sinistra il prompt inviato a “Claude Code for web (Fable 5)”. A destra l’anteprima dello strumento generato. Il messaggio è chiaro: un file isolato del Grok CLI, descritto come “coding agent” open source, può diventare un tool web senza toccare altro codice della base di partenza1.
Il pezzo resta sul perimetro della prova. Niente guida passo-passo. Niente dettagli oltre al necessario per inquadrare file, contesto e risultato. L’attenzione sta sul legame fra la natura “self-contained” del renderer e la fattibilità della conversione in WebAssembly. L’output visibile conferma l’assunto iniziale: il componente rende diagrammi Mermaid in stile terminale, e lo fa anche in un ambiente browser1.
La pagina include un riquadro “Recent articles” con tre post di luglio 2026: “The new GPT-5.6 family: Luna, Terra, Sol” (9 luglio), “sqlite-utils 4.0, now with database schema migrations” (7 luglio) e “sqlite-utils 4.0rc2, mostly written by Claude Fable (for about $149.25)” (5 luglio). Un’indicazione del contesto editoriale in cui il test si colloca, accanto a note su modelli e strumenti che Willison segue di frequente1.
La rilevanza pratica è duplice. Mostra come un componente “self-contained” scritto in Rust possa vivere anche nel browser, utile per prove rapide e per valutare l’uso di parti del Grok CLI fuori dal terminale. E offre un punto di partenza concreto per chi vuole replicare: il prompt e la demo compaiono nella stessa pagina dell’articolo, che funge da riferimento diretto1.
Fonti
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