Willison trasforma foto di kākāpō in animazione pixel art per un keynote
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Il 26 settembre 2026 Simon Willison ha chiesto a Claude Opus 5.5 un'animazione HTML5 con almeno 20 kākāpō e poi ha chiesto a una sessione locale di Claude Code di convertirla in un video di 15 secondi.
Il 26 settembre 2026 Simon Willison ha usato Claude per generare un’animazione in pixel art su HTML 5 canvas con almeno 20 kākāpō, partendo da tre foto trovate con Google Image Search1.
La richiesta nasce dalla chiusura del suo keynote al WeAreDevelopers World Congress North America, tenuto il giorno prima. Willison voleva un momento di festa legato alla stagione record di riproduzione dei kākāpō del 2026 citata nel talk. Per la slide finale ha deciso di mostrare un’animazione coerente con quel tema1.
Willison ha raccolto tre immagini di kākāpō da Google. Le ha fornite a Claude con un prompt esplicito. Il messaggio chiedeva un’animazione in pixel art su canvas HTML 5, con kākāpō “che saltano su e giù facendo festa con coriandoli e simili”, e “ce ne dovrebbero essere almeno 20”. Prima ha ricordato al modello che le immagini servivano “solo per ricordare come sono fatti i pappagalli kākāpō”. Non ha chiesto un’immagine statica: ha richiesto un’animazione con movimento e confetti1.
Claude ha prodotto una pagina HTML. Willison ha pubblicato il transcript della sessione e il risultato come pagina raggiungibile dal suo articolo. Ha commentato con una frase secca: “It’s pretty great!”1. Dalle istruzioni successive si deduce che la pagina include un effetto confetti attivabile con clic del mouse1.
Per inserirla nella presentazione, Willison ha deciso di trasformare l’animazione in un video. Ha scaricato il file HTML e ha dato istruzioni a una sessione locale di Claude Code. Ha chiesto di caricare il file “file:///Users/simon/Downloads/kakapo-party.html” in un browser, cliccare alcune volte per attivare l’effetto confetti e generare un video di 15 secondi. Ha specificato di non iniziare a cliccare prima di 3 secondi e di distribuire più clic, in modo che l’effetto risulti nel tempo. Le istruzioni riportano anche il percorso locale del file usato per il rendering1.
Il flusso descritto è chiaro nei passaggi: immagini di riferimento prese dal web, prompt testuale con vincoli su stile, numero di elementi e presenza di coriandoli, generazione di una pagina HTML animata, download del file e richiesta a una sessione locale di trasformarlo in un video con clic temporizzati. Willison non entra nel dettaglio del codice. Mostra il risultato e le istruzioni testuali che ha usato1.
L’articolo collega due artefatti: la conversazione con il modello e la pagina generata. Chi legge può vedere sia il processo sia l’output finale. Willison colloca il tutto nel contesto del suo keynote e della stagione record dei kākāpō. Il pezzo include anche il dettaglio operativo che per ottenere i coriandoli serve interagire con la pagina cliccando, e che la registrazione del video rispetta una tempistica precisa: 15 secondi di durata, clic a partire dal terzo secondo1.
Fonti
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