Estensione Claude Code contraffatta ha impiantato una backdoor SSH
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Due versioni malevole sono rimaste nello store di Cursor per circa 11 ore e hanno aggiunto una chiave svc-telemetry su macOS e Windows.
Per circa 11 ore il 29 ottobre, lo store di Cursor ha distribuito due copie manomesse dell’estensione Claude Code, versioni 2.1.312 e 2.1.313. Quelle build non arrivano da Anthropic e aggiungevano una chiave SSH di backdoor chiamata svc-telemetry su Windows e Mac1.
Cursor parla di un caricamento ostile su uno store che gli sviluppatori considerano affidabile. Le due versioni inserirono l’impronta dell’attaccante tra le chiavi autorizzate, si impostarono per avviarsi a ogni riavvio e inviarono dettagli di sistema, incluso lo username, a un server di comando. L’azienda afferma di aver rimosso subito i pacchetti e di aver fatto spegnere l’infrastruttura dell’attore malevolo1.
Il bersaglio tecnico è SSH, strumento standard per l’accesso remoto. Una chiave installata sul client consente login senza password. L’estensione ha tentato di abilitare il servizio e di persistere con la propria chiave, etichettata svc-telemetry. Qui emerge un limite: attivare SSH richiede privilegi di amministratore, quindi su molte macchine il passaggio non è riuscito. Resta però l’impianto della chiave, che merita verifica manuale1.
Le indicazioni pratiche per chi usa Cursor sono puntuali: controllare la versione installata, cercare la voce svc-telemetry nelle impostazioni o nei file di configurazione di SSH e non fare affidamento sulla sola disinstallazione. Cursor fornisce script di bonifica per rimuovere residui e ripulire le chiavi autorizzate, in caso di tracce lasciate dalle versioni compromesse1.
Il perimetro dell’incidente appare circoscritto allo store di Cursor nella finestra indicata. I ricercatori di OpenSourceMalware riferiscono che le copie disponibili su npm, su Open VSX e sullo store di Microsoft risultano pulite. Questo confronto riduce il rischio di una contaminazione trasversale sui cataloghi pubblici più usati dagli sviluppatori1.
Nell’avviso l’azienda precisa che le build incriminate non provengono da Anthropic. Il marchio dell’assistente di coding ha però facilitato la diffusione, perché l’estensione lavora accanto a repository e credenziali aziendali. Un singolo upload su uno store centralizzato raggiunge in poco tempo un’utenza ampia e fiduciosa. È il motivo per cui gli store di estensioni restano un vettore ambito per chi cerca accessi di lunga durata sui computer degli sviluppatori1.
“Gli attaccanti puntano agli store di estensioni perché un caricamento avvelenato raggiunge chiunque si fidi del nome,” scrive Real Python. “Gli assistenti di coding sono un travestimento credibile, perché operano vicino a codice aziendale e password”1.
Dai fatti emergono tre oggetti da controllare: numeri di versione, finestra temporale, nome della chiave. Chi amministra postazioni di sviluppo può usarli per una ricognizione rapida: inventario delle versioni, ispezione dei file authorized_keys, ricerca del tag svc-telemetry. La pulizia preventiva costa poco, specialmente dove l’elevazione a amministratore blocca l’attivazione del demone SSH ma non esclude modifiche ai file di configurazione1.
Cursor dichiara di aver rimosso le versioni manomesse e di aver interrotto il canale con il server dell’attaccante. La tenuta di queste contromisure si misurerà nei log dei team IT: connessioni SSH inattese che scompaiono, chiavi anomale eliminate, estensioni riportate a versioni note e verificate1.
Fonti
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