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Intelligenza artificiale

Ricercatori di Oxford propongono un “dividendo felicità” per l’IA

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

L'Oxford Internet Institute guidato da Sandra Wachter chiede di inserire la felicità come terzo obiettivo nelle politiche UE sull'intelligenza artificiale per restituire benefici ai contribuenti.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Oxford Internet Institute, con Sandra Wachter, chiede all’UE di legare sussidi e facilitazioni per l’IA a un “dividendo di felicità” per i cittadini. La proposta compare su Royal Society Open Science, nel paper “Optimising for happiness in EU technology policy to repay public subsidies for AI”1.

Il punto di partenza sono i soldi pubblici. I contribuenti sostengono l’IA con finanziamenti, agevolazioni fiscali e accesso a terra, acqua, energia, infrastrutture e dati1. Questa spinta genera crescita e profitti. Per gli autori non basta: chi paga deve ricevere un ritorno diretto in benessere, da inserire tra gli obiettivi espliciti di policy1.

Il paper sostiene che la maggior parte delle persone non ha voce sull’uso dei propri contenuti1. Opere creative, post e interazioni online hanno addestrato modelli di frontiera. Aumentano i contenziosi su diritti e pratiche. Limitarsi a misurare la mitigazione dei rischi non è sufficiente, scrivono gli autori. Serve un obiettivo positivo.

Gli studiosi propongono la felicità come terzo traguardo per l’IA, accanto alla crescita e alla riduzione dei rischi1. “Rendere la tecnologia meno dannosa non equivale a renderla socialmente utile”, affermano. Da qui l’indicazione ai regolatori: quando allocano fondi, concedono agevolazioni o facilitano l’accesso a infrastrutture e dati, devono includere la felicità nei criteri di valutazione1.

Il messaggio ai policymaker europei è concreto. Se sovvenzioni e semplificazioni pubbliche spingono lo sviluppo, occorre un ritorno tangibile per i cittadini, non per i soli bilanci aziendali1. L’idea è trattare la felicità come un KPI di progetto. Un vincolo che orienta scelte.

Gli autori non offrono esempi operativi di KPI o protocolli di misura. Non indicano scale, survey, metriche comportamentali o target numerici. Chiedono di ottimizzare per la felicità, ma non specificano come quantificarla o verificarla in fase di erogazione dei fondi1.

Gli studiosi collegano l’urgenza al modo in cui l’IA ha sfruttato dati disponibili online. La raccolta di contenuti creativi e attività degli utenti ha sostenuto l’addestramento dei modelli più avanzati, con la legittimità sociale di queste pratiche sotto contestazione1. In questo quadro, un obiettivo di benessere misurabile, legato alle risorse pubbliche impiegate, intende riequilibrare il patto tra innovazione e società1.

Se l’UE adottasse il criterio, si aprirebbe un lavoro tecnico e politico. Servirebbero indicatori condivisi, metodi di raccolta dati e procedure di audit da integrare nelle call e nei contratti di finanziamento. La richiesta del team dell’Oxford Internet Institute sposta il baricentro: ridurre i danni non basta. Bisogna dimostrare un beneficio netto per chi ha pagato lo sviluppo.

Fonti

  1. Happiness is the next AI KPI if Oxford boffins have their way The Register · 21 ottobre 2026
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