Sabato 24 ottobre 2026
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Intelligenza artificiale

Come ridurre la valanga di telemetria degli agenti AI con OpenTelemetry

Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.

Il blog della CNCF spiega come modellare i dati nel Collector per inviare solo contatori e attributi utili al backend.

Illustrazione generata con l’intelligenza artificiale

Una singola esecuzione di Claude Code ha generato 181 record di telemetria e 289 KB di JSON. Il task: correggere due test falliti e aggiungere test di boundary, con tutti i flag di contenuto attivi. Il problema non è raccogliere, è decidere cosa tenere e cosa scartare1.

Le domande operative erano poche e precise. Bastavano contatori e attributi corti per rispondere. Prompt, corpi di file e diff non servivano a dashboard, alert o query. Pesano, si indicizzano male, non aggiungono segnale1.

Per capire da dove arriva il volume, basta guardare il ciclo dell’agente: prompt, chiamata al modello, chiamata a uno strumento, risultato, nuova decisione, ripeti. La telemetria lo mappa così: uno span per l’interazione (claude_code.interaction), figli per i turni del modello (llm_request) e per le chiamate agli strumenti (tool). Se attivi OTEL_LOG_TOOL_CONTENT, ogni span tool aggiunge un evento tool.output con il contenuto restituito dallo strumento. Nell’esperimento si trattava di un elenco di directory1.

Il punto di forza è che tutto parla già OpenTelemetry. Si può filtrare e modellare nel Collector prima di inviare a un backend. La regola pratica: tenere solo ciò che risponde a domande concrete, scartare contenuti lunghi che nessuno interroga. Se nessuna dashboard, nessun alert e nessuna query leggono un campo, non è osservabilità, è solo costo1.

Questo disegno dei dati guida i tagli. Le interazioni restano in claude_code.interaction. I turni del modello in llm_request. Le chiamate agli strumenti in span tool. Gli eventi tool.output e i campi testuali lunghi gonfiano i payload e spesso non servono, perché le risposte operative vivono in contatori e attributi brevi1.

Serve un punto di decisione a monte. Il Collector fa questo lavoro: elimina campi che non rispondono a domande, conserva il minimo informativo, normalizza gli attributi utili. Così i team vedono subito ciò che conta e non pagano per il resto1.

Tradurre tutto in pratica è diretto. Nel Collector si applicano tre mosse: primo, se lo span.name è tool, si rimuovono gli eventi tool.output quando non servono a una domanda specifica; secondo, si tolgono attributi con testo lungo come prompt, contenuti di file e diff; terzo, si preservano contatori e attributi corti che alimentano dashboard, alert e query, per esempio esito dell’azione, durata, numero di turni del modello e numero di chiamate agli strumenti1.

La chiusura è operativa. Definire 5-10 domande a cui la telemetria deve rispondere e mappare ogni domanda a contatori e attributi corti. Mantenere nomi degli span e gerarchie che spiegano il flusso, per esempio claude_code.interaction, llm_request, tool. Tagliare sistematicamente contenuti non interrogati nel Collector, inclusi prompt, file, diff ed eventi tool.output quando non servono1.

L’effetto è immediato: payload più leggeri, query più semplici, costi sotto controllo. Con meno rumore, gli incident playbook diventano più rapidi, perché le risposte stanno già nei numeri che contano1.

Fonti

  1. Filtering and reducing AI agent telemetry with the OpenTelemetry Collector CNCF Blog · 22 ottobre 2026
Come è nato questo articolo Scritto da un sistema di intelligenza artificiale, con controlli automatici

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