Trump impone il termine Super Intelligence al posto di Artificial Intelligence
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Con l'Executive Order 14434 le agenzie federali dovranno usare «Super Intelligence» e «SI», una scelta politica che cambia il linguaggio senza introdurre regole di sicurezza.
Il 29 settembre 2026 Donald Trump ha firmato l’Executive Order 14434, “Inaugurating the Era of Super Intelligence”: tutte le agenzie federali dovranno sostituire “Artificial Intelligence” con “Super Intelligence”, usare l’acronimo “SI” in corrispondenza, comunicazioni, siti, rapporti e documenti di policy1.
Una settimana prima, nel discorso all’Assemblea generale ONU del 22 settembre a New York, Trump ha parlato per trentasette minuti. In chiusura ha ribattezzato l’IA: “da questo momento in poi, tutti i documenti degli Stati Uniti […] useranno il termine ‘super’ invece di ‘artificiale’”. Ha legato la scelta a un rifiuto di “schemi globalisti” di controllo1.
Ha detto: “chi vince la superintelligenza, vince”. Ha rivendicato un vantaggio degli Stati Uniti “di molto” sulla Cina e “su tutti gli altri”. Ha promesso che non soffocherà la crescita della tecnologia e che la controllerà “da vicino” tramite il Dipartimento di Giustizia, pronto a intervenire “se dovremo farlo”1.
La macchina amministrativa si è mossa subito. Lo stesso giorno, l’Associated Press ha riferito di una mail interna del Dipartimento di Stato: il vice assistente segretario Michael Drager ha ordinato di cambiare ogni riferimento da “Artificial Intelligence” a “Super Intelligence” nei documenti e nelle posizioni USA, con uso sistematico di “SI” in interventi e materiali per la stampa1. Al Consiglio di sicurezza ONU, il direttore dell’Ufficio per la politica scientifica della Casa Bianca, Michael Kratsios, ha adottato il nuovo termine e ha ribadito l’opposizione americana a una governance internazionale della tecnologia1.
L’Executive Order impone il rebranding lessicale a tutta la Pubblica amministrazione federale. Prevede entro sessanta giorni una proposta di definizione legislativa federale, perché le leggi in vigore richiamano ancora “artificial intelligence”. Non contiene obblighi di sicurezza, test o altre regole tecniche: è un atto sul linguaggio1.
La scelta arriva mentre l’IA perde consenso nell’opinione pubblica. I dati citati nel dibattito: il 63% degli americani ritiene reale il rischio che distrugga l’umanità. Il 69% non vuole un data center vicino a casa. Trump ha selezionato il nome con un sondaggio su Truth Social: oltre 50.000 voti, il 65% ha scelto “super intelligence”. Alcuni esperti di marketing, notano le cronache, hanno segnalato un problema: “super” e “superiore” amplificano la paura di una tecnologia più intelligente e meno controllabile1.
Sul piano politico, Kratsios ha escluso una governance globale. Ogni Paese regoli per conto del proprio popolo. L’ordine esecutivo impone l’uso del nuovo termine nel linguaggio istituzionale1.
Nelle aziende tecnologiche le reazioni sono diverse. Mark Zuckerberg ha presentato la nuova divisione enterprise di Meta usando solo “superintelligence”, quattro giorni dopo una cena alla Casa Bianca con Trump e Xi. Meta chiama così la sua divisione IA dal 2025. Al successivo pranzo con molti CEO, Jensen Huang ha adottato il termine. Elon Musk si è corretto a metà frase e si è scusato, poi ha provato a recuperare con una serie di post su X. Dario Amodei, Sundar Pichai e Greg Brockman hanno continuato a dire “AI”, seduti allo stesso tavolo del Presidente1.
È il primo provvedimento ufficiale sull’IA firmato dopo un mese di dibattiti, e riguarda il nome. Le agenzie e i siti federali dovranno aggiornare la documentazione pubblica di conseguenza1.
Fonti
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