Universal, Sony e Warner propongono di tenere le canzoni IA fuori dalle classifiche
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
Le major vogliono che solo i brani «sostanzialmente creati dall'uomo» possano entrare nelle classifiche internazionali e chiedono etichettatura e garanzie sui dati di addestramento.
Universal Music Group, Sony Music e Warner Music Group hanno proposto regole che escluderebbero dalle classifiche i brani generati dall’IA che non siano «sostanzialmente creati dall’uomo»1. L’obiettivo è fissare criteri di eleggibilità per entrare nelle chart.
Il punto centrale è semplice: per essere conteggiato in classifica, un brano deve essere “substantially human made”. La formula non viene definita, ma funge da soglia di accesso. Senza quella componente, il brano resterebbe fuori. La proposta non si limita alla soglia qualitativa. Prevede anche che i brani siano etichettati in modo chiaro quando generati o assistiti dall’IA1.
Questa posizione va oltre una proposta precedente, avanzata da RIAA, IFPI, SAG-AFTRA e altri soggetti del settore. Quella proposta chiedeva un set di etichette standard per identificare la musica generata o assistita dall’IA. Le etichette discografiche propongono invece di accompagnare l’etichettatura con regole di eleggibilità per le classifiche. In sintesi: indicare quando l’IA è coinvolta, ma anche impedire l’accesso alle classifiche internazionali se il brano non rispetta criteri specifici, tra cui l’essere “substantially human made”1.
La proposta elenca altri requisiti. Il brano deve rispettare i termini di servizio del sistema di IA utilizzato nella produzione. Il modello impiegato deve avere i diritti sui dati su cui è stato addestrato. E il brano non deve «sollevare preoccupazioni di manipolazione» di stream o classifiche. Questi punti accompagnano la richiesta di etichettatura chiara, così da distinguere musica generata e musica assistita, e da legare l’accesso alle chart al rispetto di condizioni preliminari1.
Restano però aree di incertezza. La proposta non spiega cosa, in pratica, qualifichi un brano come “substantially human made”. Non definisce soglie, metriche o modalità di verifica. Anche il riferimento alle «preoccupazioni» legate a manipolazioni di stream o classifiche non viene dettagliato. Il testo riportato non chiarisce quali condotte ricadano in questa categoria, né come verrebbero accertate. Lo stesso vale per il requisito sui diritti di addestramento del modello: la formulazione indica l’obbligo, ma non precisa come verificarlo o documentarlo1.
Il perimetro dell’iniziativa è ampio: coinvolge più etichette, comprese le tre maggiori. L’intervento, per come descritto, si concentra sul nesso tra trasparenza e accesso alle classifiche. Da un lato, indicare quando l’IA è presente nella catena creativa. Dall’altro, escludere i brani che non superano la soglia di “umanità sostanziale”, che non rispettano i termini di servizio degli strumenti usati, che non garantiscono diritti sul training del modello o che pongono problemi di manipolazione1.
La novità, rispetto al solo sistema di etichette, è la combinazione tra disclosure e criteri di eleggibilità. La proposta mira a spostare il baricentro dalle sole informazioni al pubblico verso condizioni d’accesso alle classifiche, con una clausola chiave, “substantially human made”, che resta aperta all’interpretazione1.
Fonti
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