Besxar testerà in orbita una fabbrica di precursori per chip
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La startup userà i booster Falcon 9 riutilizzabili di SpaceX come piattaforma per circa una dozzina di voli di prova.
Besxar proverà a costruire in orbita precursori per semiconduttori prototipando una fabbrica sul booster Falcon 9 di SpaceX, distribuita su circa una dozzina di voli. La startup dice di aver convinto l’azienda di Elon Musk a consentire i test durante i rientri del primo stadio, con l’idea di produrre in spazio e riportare i materiali a Terra1.
Oggi chi vuole fabbricare in orbita e recuperare il prodotto ha poche strade. Può aspettare un posto sulla Stazione Spaziale Internazionale. Oppure collaborare con poche startup che lanciano veicoli capaci di rimanere in orbita e poi rientrare. Il Falcon 9 offre un’altra opzione: il suo booster è il veicolo che sale e torna più spesso di qualunque altro. Lo ha fatto 163 volte l’anno scorso e ha già superato le 100 missioni quest’anno. Besxar punta su questa frequenza per iterare i prototipi in volo e rientro1.
L’obiettivo è usare il vuoto spaziale per le fasi iniziali della catena dei semiconduttori. Le fabbriche di chip a Terra richiedono sale pulite pressurizzate per bloccare polvere e contaminanti microscopici. Quell’infrastruttura pesa sui costi e sulla complessità degli impianti. In orbita, il vuoto elimina la necessità di barriere contro particolato e impurità. Besxar vuole sfruttare questa condizione fisica per creare i “precursori” dei semiconduttori e verificarne la qualità al rientro1.
La fondatrice è Ashley Pilipiszyn, ex OpenAI. Pilipiszyn sostiene che una nuova generazione di razzi possa offrire un’alternativa a parte dell’infrastruttura di camera bianca richiesta a Terra. Per avviare il progetto, Besxar ha raccolto quasi 14 milioni di dollari. La cifra sostiene lo sviluppo del prototipo della fabbrica orbitale e la campagna di test pianificata sui booster Falcon 91.
Il programma di Besxar prevede più voli con lo stesso schema: il booster sale, la fabbrica esegue il processo in orbita, il primo stadio rientra e la startup recupera il materiale prodotto. La scelta di operare “one SpaceX rocket at a time” nasce dall’osservazione dei cicli ripetuti dei Falcon 9 e dalla possibilità di avere finestre di volo ricorrenti senza attendere le opportunità limitate della ISS o i manifesti ristretti dei veicoli di ritorno dedicati1.
Il piano resta un prototipo. Besxar intende dimostrare in orbita la produzione dei precursori e la loro restituzione a Terra sfruttando i rientri del booster. L’azienda presenta l’iniziativa come un test di fattibilità, non come una linea industriale già operativa. La metrica che la startup indica come vantaggio è la frequenza dei round trip dei Falcon 9 rispetto a qualunque altro veicolo oggi disponibile1.
Se la campagna su una dozzina di voli confermerà l’ipotesi, il booster potrebbe diventare un vettore ricorrente per cicli di produzione e rientro su scala ridotta. Un modello diverso dai posti in ISS e dai rientri su veicoli dedicati, ma costruito sul ritmo dei Falcon 9 e sulla loro capacità di tornare a Terra più spesso di chiunque altro1.
Fonti
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