Satlyt raccoglie 8 milioni e fa volare il suo software giovedì sul razzo SpaceX che porta anche il primo prototipo di Project Suncatcher di Google [S1]
Testo scritto con l’intelligenza artificiale a partire da una fonte citata, senza revisione umana prima della pubblicazione.
La startup di Rama Afullo lancerà il suo software su un razzo SpaceX insieme al primo prototipo di Google Project Suncatcher.
Satlyt ha chiuso un seed da 8 milioni di dollari. La società porterà in orbita il suo software giovedì, nello stesso lancio che includerà il primo prototipo di Project Suncatcher di Google1.
La società ha sedi a Sunnyvale e Nairobi. Sviluppa strumenti per eseguire intelligenza artificiale a bordo dei satelliti e per distribuire carichi tra più veicoli in orbita. Non costruirà piattaforme spaziali proprie. Il fondatore è l’ingegnere keniota‑americano Rama Afullo, con esperienze in Google (cloud) e in Starlink di SpaceX nel 20241.
L’idea nasce da due no. “Quando ero a SpaceX, ho provato a proporlo internamente. Hanno detto no. Quando ero a Google, ho provato a proporlo internamente. Hanno detto no”, racconta Afullo a TechCrunch. Oggi vede un settore più ricettivo alla stessa tesi1.
Il contesto si muove in parallelo. Secondo TechCrunch, SpaceX è passata “all‑in” sui data center in orbita. Google porterà sul volo di giovedì il primo prototipo di Project Suncatcher, un test per sperimentare un centro dati nello spazio. Nello stesso lancio volerà il software di Satlyt1.
Satlyt si posiziona come fornitore software. Non come costruttore di satelliti. TechCrunch cita nello stesso spazio competitivo SpaceX, Google e startup come Starcloud e Cowboy Space Company. La scommessa di Satlyt: più satelliti che condividono grandi job di calcolo direttamente in orbita, con minore dipendenza da terra1.
L’entità del round, comunicata in esclusiva a TechCrunch, è di 8 milioni di dollari. Con questi fondi, la società punta a validare in volo l’esecuzione di modelli AI a bordo e la distribuzione dei carichi tra nodi satellitari multipli1.
Il test punta a una dimostrazione pratica. Non a un nuovo veicolo. Un’infrastruttura “software‑first” può innestarsi su satelliti esistenti e su programmi in arrivo. Se l’esperimento riuscirà, l’azienda avrà prove di esecuzione in orbita e di coordinamento tra più asset, due passaggi chiave per qualsiasi servizio di calcolo distribuito nello spazio1.
La coincidenza del volo con Project Suncatcher offre a Satlyt un banco di prova in un momento in cui i grandi attori sperimentano data center spaziali. Per chi vuole vendere solo software, agganciarsi a lanci già in calendario e dimostrare compatibilità con piattaforme terze è parte della strategia. In questa finestra, Satlyt testa in orbita ciò che a terra aveva raccolto solo rifiuti1.
Fonti
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